Hallelujah finisce la fase di start up e chiude il 2018 con fatturato a +25%

L’agenzia di cui è Executive Strategy Director Valerio Franco ha raggiunto lo scorso anno un Ebitda sopra i 130.000 euro ed è quasi arrivato al break even

di Caterina Varpi
20 marzo 2019
Valerio Franco
Valerio Franco

A 3 anni dalla sua nascita, la digital agency milanese Hallelujah chiude il bilancio 2018 con numeri che ufficializzano la fine della fase di start up.

Valerio Franco, partner e Executive Strategy Director di Hallelujah, parla della crescita del fatturato e delle sfide del 2019: “Un incremento del fatturato del 25% rispetto al 2017 e, soprattutto, un Ebitda sopra i 130.000 euro testimoniano che oggi Hallelujah può definirsi a tutti gli effetti ben più di una start up, vale a dire un player solido e affermato nel mercato della comunicazione digitale in Italia. E il profilo dei clienti attuali, con i quali sono state costruite relazioni strategiche importanti, conferma la riuscita del nostro progetto imprenditoriale: Axa, Penny Market, Thun, Vorwerk Folletto e Vorwerk Bimby sono i principali”.

Tra i nuovi progetti in partenza, ci sarà una campagna per Thun che partirà a breve. L’agenzia ha curato per l’azienda in precedenza le campagne dedicate al Natale (abbiamo parlato qui della campagna 2018).

“Inoltre”, continua il manager, “forti di un break even già quasi raggiunto, affrontiamo il 2019 con la voglia di implementare ulteriormente il nostro DNA di Digital Thinkers, e cioè facendo quello che ci riesce meglio, che poi significa implementare strategie ad hoc, idee e contenuti che performino al meglio sui canali digital. Per questo stiamo pensando a nuovi servizi da mettere a disposizione per i nostri clienti, con l’introduzione di nuove divisioni, sempre in ambito digital, con competenze verticali che vanno a completare la nostra offerta”.

“È un sollievo non essere più una start up” aggiunge Mizio Ratti, partner e Executive Creative Director, “un po’ perché sono quelle parole molto inflazionate come storytelling che però vogliono dire poco o niente, ma soprattutto perché significa che la nostra visione era corretta e che abbiamo concluso quel periodo di attività particolarmente delicato in cui di solito si perdono 9 realtà su 10. E dato che quest’anno siamo sereni rispetto alla questione dei conti, ci piacerebbe concentrare il meglio delle nostre energie su progetti di eccellenza creativa e di respiro strategico sempre più ampio”.

Mizio Ratti
Mizio Ratti

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