Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, Elon Musk starebbe esercitando pressioni su Interpublic Group (IPG), gigante globale della pubblicità, affinché i suoi clienti investano di più sulla piattaforma X. Musk starebbe usando come leva l'accordo di fusione annunciato a fine anno da IPG e Omnicom Group.
Il giornale riferisce che, a dicembre, un avvocato di X ha contattato un suo omologo all'interno di IPG, affermando che i clienti del gruppo - tra cui marchi globali come American Express, Johnson & Johnson e General Mills - avrebbero dovuto aumentare la loro spesa pubblicitaria sulla piattaforma. La notizia è stata confermata da diverse persone a conoscenza della conversazione.
I dirigenti di Interpublic hanno interpretato i messaggi da X come un avvertimento che l'accordo da 13 miliardi di dollari, recentemente annunciato, per fondere Interpublic con Omnicom (OMC), potrebbe essere bloccato o rallentato dall'amministrazione Trump a causa del ruolo di Musk nel governo, secondo alcune fonti riportate dal Journal. Musk è oggi a capo del Dipartimento dell'Efficienza Governativa del governo presieduto da Donald Trump.
Il quotidiano sottolinea inoltre che Linda Yaccarino, Ceo di X, avrebbe fatto commenti simili durante conversazioni con i dirigenti di IPG, lasciando intendere possibili conseguenze negative. IPG, nel frattempo, ha recentemente firmato un nuovo accordo annuale con X che garantisce alla piattaforma una parte della spesa pubblicitaria dei clienti della holding pubblicitaria.
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In una dichiarazione inviata via email a Campaign, un portavoce di IPG Mediabrands Canada ha dichiarato: "Il nostro ruolo è consigliare ai clienti gli investimenti pubblicitari più strategici. Queste raccomandazioni oggettive massimizzano i risultati aziendali per marchi e pubblico. Lavoriamo costantemente con un'ampia gamma di partner pubblicitari e crediamo che una varietà di opzioni offra il massimo valore ed efficienza ai marketer. Non prendiamo impegni di spesa per conto dei clienti con nessun partner o piattaforma: la decisione finale spetta sempre al cliente”.
Questo è solo l'ultimo capitolo di un rapporto controverso tra X e gli inserzionisti, iniziato quando Musk ha acquisito la piattaforma, allora chiamata Twitter, nel 2022. Musk ha accusato gli inserzionisti di "ricatto" e, durante un'intervista con il giornalista Andrew Ross Sorkin nel 2023, ha detto loro di "andare a farsi fottere". Queste dichiarazioni hanno spinto diversi importanti inserzionisti, tra cui Disney, Apple e IBM, a sospendere la pubblicità sulla piattaforma.
Ad agosto 2024, X ha intentato una causa federale per violazione delle leggi Antitrust contro la World Federation of Advertisers (WFA) e diversi marchi importanti, accusandoli di aver orchestrato un "massiccio boicottaggio pubblicitario". Dopo la causa, la WFA ha annunciato lo scioglimento della Global Alliance for Responsible Media, con il Ceo Stephan Loerke che ha spiegato come l’organizzazione, essendo una no-profit con risorse limitate, non fosse in grado di affrontare una battaglia legale contro X.
All'inizio di questo mese, X ha coinvolto altri inserzionisti nella causa, tra cui Nestlé, Colgate-Palmolive, Lego e Pinterest. Secondo il WSJ, marchi come Amazon e Apple sono già tornati a investire su X, mentre Verizon ha in programma di riprendere le spese pubblicitarie.
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Il WSJ riporta inoltre che Yaccarino e altri dirigenti di X hanno incontrato rappresentanti di aziende pubblicitarie come Omnicom, Dentsu e WPP durante il CES di quest'anno. Persone a conoscenza dell’incontro tra Yaccarino e WPP affermano che la CEO di X ha spinto l'agenzia a firmare un accordo annuale anticipato e ha poi richiesto impegni di spesa più elevati. Secondo l'articolo, WPP è ancora in trattative con X, mentre Publicis Groupe starebbe finalizzando la firma di un accordo pubblicitario annuale non vincolante.
Ruben Schreurs, Ceo della società di consulenza Ebiquity, ha dichiarato al WSJ che sempre più marchi stanno tornando su X. Anche perché, fa spiegato, è più semplice per loro spendere sulla piattaforma un importo minimo "accettabile" piuttosto che affrontare le conseguenze legali e politiche di un boicottaggio.