Criteo “sfida” Amazon con “Sponsored Products”: «In Italia già quest’anno»

La società di performance marketing accelera il rilascio di nuove soluzioni: in arrivo anche Predictive Search. Ne abbiamo parlato con l’MD Alberto Torre a margine di un incontro dedicato alle nuove norme sulla privacy: «Un uso migliore dei dati produce una pubblicità più profilata e interessante»

di Simone Freddi
01 giugno 2017
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Alberto Torre

Criteo accelera i tempi per il lancio in Italia di “Criteo Sponsored Products”, la nuova soluzione in grado di connettere brand e negozi online che il colosso francese della pubblicità a performance ha messo a punto mettendo a frutto l’acquisizione dell’americana Hooklogic.

La sfida è piuttosto ambiziosa: «vogliamo offrire ai brand un’alternativa concettuale ad Amazon per le vendite online – ci ha detto Alberto Torre, Managing Director di Criteo Italia. «Stiamo accelerando la roadmap di sviluppo per rendere disponibile questa soluzione anche ai clienti italiani entro la fine di quest’anno, al massimo all’inizio del 2018».

Essenzialmente, Criteo Sponsored Products permette ai clienti di massimizzare le proprie vendite digitali su un ampia rete di retailer online attraverso una rete di posizionamenti nativi, accessibili tramite un meccanismo ad asta combinato con la tecnologia predittiva di Criteo. Sempre entro la fine dell’anno, Criteo dovrebbe rilasciare nel nostro Paese un’altro prodotto commerciale legato all’ecommerce, ossia Predictive Search, la soluzione basata sul machine learning che migliora i risultati di Google Shopping attraverso un’ottimizzazione predittiva precisa di ogni aspetto della campagna.

«Con l’aggiunta di HookLogic e di Criteo Predictive Search, potremo garantire agli investitori pubblicitari un’offerta ancora più completa per le loro strategie di marketing a performance», ci ha detto Torre, che ha aggiunto come il lancio di questi due prodotti potrebbe portare alla necessità di investire ulteriormente nel team italiano, oggi già forte di 28 persone. «Cinque anni fa eravamo appena in 7», ricorda il manager, «Continuiamo a investire grazie al fatto che cresciamo anche nel nostro Paese in linea con l’andamento internazionale, con un aumento del giro d’affari nell’ordine del 30% nell’ultimo anno».

Intanto, proprio la sede milanese della società ha ospitato un incontro dedicato al GDPR, il nuovo regolamento europeo sulla privacy a cui tutte le aziende dovranno conformarsi entro maggio 2018.

GDPR: il 72% delle aziende non è ancora “a norma”

«Il regolamento formalmente è già in vigore da un anno, ma il 72% delle aziende italiane non è ancora allineato alle nuove regole, che diventeranno obbligatorie tra un anno e ci sono sanzioni davvero salate, fino a 20 milioni di euro. Abbiamo promosso questo incontro per informare le aziende quali sono le misure corrette per adeguarsi ai nuovi provvedimenti e allo stesso tempo invitare a vedere questo passaggio come opportunità: Criteo lavora “privacy by design” da sempre e a nostro avviso, un uso migliore dei dati favorisce una pubblicità più profilata e interessante. Ed è proprio quello che il mercato richiede: personalizzazione, rilevanza, precisione».

Durante l’incontro Giovanni Maria Riccio dell’Università di Salerno (nella foto sotto, ndr) ha illustrato i contenuti del GDPR, che innanzitutto propone un testo unico in tutta Europa, grazie al quale non sarà più possibile sfuggire ai provvedimenti eseguendo il trattamento dei dati in un Paese diverso rispetto a quello di raccolta (né all’interno dell’UE né al di fuori, per esempio negli USA), e il principio di accountability che trasferisce alla aziende la responsabilità di decidere in autonomia le iniziative operative necessarie a tutelare la privacy degli utenti, nel rispetto del quadro normativo.

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Tra le novità più rilevanti per le aziende, l’adozione di un atteggiamento “proattivo” al tema della tutela dei dati degli utenti con i principi di “privacy by design” (con la necessità di incorporare la privacy a partire dalla progettazione di un processo o di un prodotto, incluse le relative applicazioni informatiche di supporto) e “privacy by default”, cioè che le impostazioni di default nelle richieste di consenso non possono essere impostate sul sì.

Per contro, il consenso al trattamento dei dati dovrà essere solo “espresso” e non più “scritto”. Infine, una novità molto importante per l’ambito pubblicitario: non sfuggirà alla normativa il trattamento dei dati “anonimizzati”, se l’anonimizzazione è in qualche modo “reversibile”, potendo quindi permettere a chi tratta i dati di risalire al titolare. Pesanti le sanzioni per i trasgressori: fino a 20 milioni di euro o il 4% del fatturato.

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