Connexity lascia l’Italia. Intervista a Riccardo Porta

Un’altra società americana attiva nel digital marketing chiude la sede nel nostro Paese. Abbiamo provato a capirne di più con il manager che ne guidava l’attività

di Simone Freddi
15 novembre 2016
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Riccardo Porta

Oltre a Yahoo e Twitter, l’elenco delle società americane attive nel digital advertising che hanno deciso di abbandonare l’Italia si allunga con Connexity, che in questi giorni sta completando la dismissione della sua sede milanese.  

Basata a Los Angeles, core business nel Performance e Programmatic advertising e nella Shopping Comparison, Connexity era entrata in Italia nel 2015 attraverso l’acquisizione di Become Italia.

Con una fusione e due acquisizioni sulle spalle, abbiamo provato a capirne di più con il general manager, Riccardo Porta, che da 12 anni lavora a contatto con chi vende online.

La chiusura di Connexity è arrivata in modo improvviso, che cosa è successo?
Eh sì, purtroppo un fulmine a ciel sereno ai primi di settembre. Ero in ferie e telefonicamente mi hanno comunicato che l’azienda avrebbe chiuso la sede italiana. La decisione è stata quella di spostare l’operatività nell’ufficio di Connexity a Londra e gestire quindi il mercato e i clienti dall’estero.

In che tempi?
Immediati. Credo che faccia parte della cultura americana: decidono di chiudere una sede e vorrebbero che fosse fatto dall’oggi al domani. In Italia purtroppo o per fortuna, prima di poter chiudere una Srl e licenziare tutti i dipendenti ci sono comunque dei tempi, diciamo, “tecnici”. Ad ogni buon conto, oggi mi tiro dietro le spalle la porta dell’ufficio per l’ultima volta. Siamo già stati tutti congedati senza troppi convenevoli.

I clienti che cosa hanno detto? Sono stati informati?
Con una mail gli è stato detto che sarebbero stati gestiti da Londra. La nostra più brava sales si è trasferita apposta per assicurare continuità al servizio. Curiosamente, o forse anche no, è proprio dai clienti e partner che abbiamo ricevuto i più calorosi messaggi di affetto per il lavoro svolto in questi anni. Alcuni mi hanno davvero sorpreso e li ringrazio pubblicamente.

E’ possibile gestire il mercato italiano dall’estero?
Connexity ha molti clienti internazionali quindi per loro non vedo alcun tipo di problema. Sarà semmai la gestione delle piccole medie imprese che richiederà attenzione e cura che non sarà facile offrire da un altro paese. E’ una vera scommessa anche se i clienti italiani, per esperienza, si fidano e si affidano di più a player che hanno strutture nostrane. Credo che sia più che normale, non posso quindi che far loro un in bocca al lupo.

Yahoo, Twitter, Connexity… che cosa sta succedendo alle aziende americane in Italia?
Non posso certo parlare per Yahoo o Twitter, business model completamente diversi dal nostro; Connexity semplicemente non ha voluto credere e scommettere sul mercato digitale italiano che, per quanto ce la raccontiamo tra operatori del settore, rimane ancora piccolo e immaturo rispetto al resto dei paesi europei.
L’Italia è complessa, sia dal punto fiscale che normativo e se a questo aggiungi che primeggiamo per il peso della tassazione… non ottieni uno scenario ideale per poter crescere. Mi sono sempre battuto per far capire che con qualche investimento in più in comunicazione e nel team avremmo potuto fare leva sul fatturato ma… quando vedi che il mercato italiano fattura X e quello tedesco 10X, puoi capire dove venga concentrata l’attenzione. Così però è un cane che si morde la coda, non si cresce e si lascia spazio, inesorabilmente, a player esteri più lungimiranti che si conquistano facilmente gran fette di mercato.

Hai qualche sassolino nella scarpa che vorresti toglierti?
Non è da me e non sarebbe molto professionale. Posso solo dire che è stato difficile lavorare a contatto sia con gli americani che con i tedeschi. A livello umano noi italiani siamo imbattibili. Creiamo squadra e mettiamo anima e cuore nel nostro lavoro. Dirò una cosa probabilmente strana ma in ufficio, in questi ultimi 12 anni, mi sentivo come a casa ed è una sensazione che non ho mai provato nelle altre nostre altre sedi.
Alcune risorse del mio team, negli anni, mi hanno regalato momenti unici: le aziende sono fatte di processi ma soprattutto di persone e trovare e coltivare un team vincente dovrebbe essere l’aspirazione di qualsiasi manager.

Adesso che cosa farai?
Direi che dopo questo breve e veloce periodo di transizione mi rimetterò in gioco sul mercato. Ho già le antenne dritte e voglia di incominciare una nuova sfida.

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