Arci sceglie Ottosunove per lo spot sul pericolo della guida in stato di ebbrezza

La campagna “I Drink, You Drive” è diffusa attraverso i canali di comunicazione dell’associazione e nei suoi 5.000 circoli

di Lorenzo Mosciatti
28 novembre 2019
Arci-Ottosunove-I-Drink-You-Drive

“I Drink, You Drive” è il progetto realizzato da Arci Nazionale, con il contributo della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le Politiche Antidroga, con l’obiettivo di prevenire l’incidentalità stradale dei giovani legata all’abuso di alcool.

Sulla base dei risultati di un’indagine svolta da Arci sul rapporto dei ragazzi con l’alcol e la guida, che ha coinvolto i circoli di diverse regioni, sia in aree metropolitane sia in centri più piccoli, sono stati messi in campo strumenti per contrastare il fenomeno dell’abuso di alcool e per attenzionare sul pericolo di mettersi alla guida in stato di ebbrezza.

Ad Ottosunove, agenzia di comunicazione che fonda il proprio approccio strategico e creativo sui principi del neuromarketing, guidata da Luca Florentino, è stata affidata l’ideazione dello spot “I Drink, You Drive”, diffuso attraverso i canali di comunicazione dell’Arci e nei suoi 5.000 circoli, che ha lo scopo di sensibilizzare il target a una maggiore consapevolezza e all’importanza di delegare la guida dell’auto a un amico nel caso in cui non si sia sobri.

A livello di concept creativo, il team di Brand Voice, unit di Ottosunove specializzata in brand development e guidata dal direttore creativo Clara Bovetti, avvalendosi di insight di neuromarketing e scienze comportamentali, ha lavorato sulla necessità di favorire l’identificazione e sull’utilizzo di associazioni mentali all’interno di un linguaggio affine, ideando uno storytelling che mette in scena situazioni familiari al target per suscitarne il coinvolgimento emotivo, inserendo la guida all’interno di normali azioni quotidiane e stimolando una spontanea riflessione attraverso la semplice domanda, “cosa non faresti da ubriaco?”.

Il tone of voice fresco e young, mai paternalistico o giudicante, è sostenuto da un’architettura visiva dal registro dinamico, con passaggi di scene in close-up molto rapidi, tipici dei canali social, che privilegia la presenza di visi con espressioni divertenti, per attirare l’attenzione.

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