Google: stop alla pubblicità invadente su Chrome

Il browser a partire dal 2018 non mostrerà più inserzioni che non sono conformi agli standard della Coalition for Better Ads. Inoltre, Funding Choices consentirà agli editori di invitare gli utenti che usano ad blocker a attivare gli annunci sul proprio sito o a pagare per ottenere un pass che consente di rimuovere tutte le inserzioni

di Caterina Varpi
05 giugno 2017
Chrome

Sono confermate le indiscrezioni di aprile che vedevano BigG pronto a integrare un ad blocker in Chrome (leggi l’articolo). Google annuncia, infatti, con un blog post ufficiale, l’introduzione di un filtro anti pubblicità nel browser.

Nel post, Sridhar Ramaswamy, senior vice president of ads and commerce di Google, spiega come Chrome visualizzerà gli annunci a partire dall’inizio del 2018, illustrando le nuove strategie di Mountain View per quanto riguarda la pubblicità. Il browser, infatti, non mostrerà più inserzioni, incluse quelle di proprietà o fornite da Google, che non sono conformi agli standard della Coalition for Better Ads, consorzio che include la stessa Google, oltre a Facebook, News Corp e Unilever, con l’obiettivo di fornire linee guida chiare su come le aziende possano migliorare gli annunci per i consumatori.

Ad essere bloccate saranno, quindi, le pubblicità più fastidiose sia per desktop sia per mobile, come, ad esempio, i pop-up, quelle che riproducono automaticamente video con audio attivo o quelle che coprono parzialmente i contenuti.

Inoltre, Google, introdurrà Funding Choices, ora in beta, uno strumento per gli editori che consentirà di mostrare un messaggio personalizzato agli utenti che utilizzano filtri anti pubblicità, ‎invitandoli a attivare gli annunci sul proprio sito, o pagare tramite il nuovo Google Contributor, per ottenere un pass che consente di rimuovere tutte le inserzioni.

Google è una delle società più ricche al mondo e la maggior parte delle sue entrate arrivano dalla pubblicità. L’introduzione di un ad blocker con queste caratteristiche punterebbe ad offrire una migliore esperienza per gli utenti oltre al fatto che BigG andrebbe ad acquistare un peso maggiore nel processo volto a stabilire quale sia una pubblicità accettabile.

La portata della mossa di Google è evidente se si considera la diffusione di Chrome, che è il browser più usato al mondo: secondo Net Market Share, nel marzo scorso aveva il 58,6% del mercato mondiale, seguito da Internet Explorer (18,9%), Firefox (11,8%), Microsoft Edge (5,6%) e Safari di Apple (3,4%).

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