Ad blocker nei browser. Di Fonzo: «Il mercato dell’advertising saprà trovare soluzioni opportune»

Google ed Apple si schierano contro la pubblicità fastidiosa. Quali saranno le conseguenze per il settore? Lo abbiamo chiesto al Ceo di Blue 449

di Alessandra La Rosa
09 giugno 2017
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Andrea Di Fonzo, Ceo di Blue 449

Google ha annunciato che l’anno prossimo integrerà un ad blocker sul suo browser Chrome.

Non sarà l’unico. Anche Apple infatti ha intenzione a breve di inserire un ad tracker blocker all’interno di Safari, insieme a un’opzione capace di mettere automaticamente in pausa i video in autoplay.

Due big di internet si schierano contro la pubblicità fastidiosa. Che conseguenze ci saranno per il mercato adv? Lo abbiamo chiesto ad Andrea Di Fonzo, Ceo di Blue 449.

L’integrazione di ad blocker in browser molto utilizzati dagli utenti che tipo di impatto potrà avere sul mercato pubblicitario?

«E’ veramente difficile fare una previsione così a caldo, bisogna capire nel dettaglio come funzioneranno. Da un lato mi ha un pò sorpreso come decisone, dall’altro penso che di fatto azzereranno il mercato degli adblocker, prendendone il controllo. Credo che non ci si debba far prendere dal panico e preannunciare la morte, che non sarà, dell’advertising digitale. Non lo è stato con i primi ad blocker e non lo sarà con questi, fosse solo che un browser di un certo rilievo è del maggiore player pubblicitario. Mi sembrerebbe un autogol clamoroso, e Google non fa autogol, c’è sempre un disegno preciso dietro i lanci di prodotti e sviluppi che fa. Diciamo che non sono così preoccupato e, come in fisica, ogni azione ha una reazione di forza pari e contraria; il mercato dell’advertising saprà trovare delle soluzioni opportune».

Gli inserzionisti vogliono che i loro annunci siano ben visibili, ma questo, a lungo andare, può andare a discapito dell’esperienza di navigazione degli utenti. E’ possibile bilanciare viewability e non invasività? E se sì, come?

«Visibilità e esperienza di navigazione non sono in contrasto. E avere una viewability alta non vuol dire “invadere” lo schermo del consumatore. Oggi chi gestisce l’advertising è capace di fare scelte oculate, che lavorino nella direzione della customer experience, stando attento all’affollamento in pagina, alla giusta visibilità e fusione del messaggio nel contenuto. Chi eccede, che sia advertiser o publisher, verrà darwinianamente escluso. Per esempio con i nostri clienti di Blue 449 lavoriamo sul concetto di share of presence in pagina misurando i dati di affollamento e “acquistando” solo quello che realmente ha efficacia, e usiamo algoritmi, sviluppati da alcune startup, per misurare ogni posizione advertising con un indice normalizzato di impatto della campagna. Gli strumenti ci sono, basta saperli usare».

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