IAB Forum 2014: gli startupper italiani? Di estrazione marketing /manageriale e con oltre 40 anni

Il dato reso noto da Andrea Rangone poi video-intervistato da Engage. Carlo Noseda intanto dichiara: «Siamo nel cuore del rinascimento digitale». Oltre 5.000 presenze il primo giorno

di Teresa Nappi
26 novembre 2014
The Italian Startup Ecosystem
Il presidente di IAB Italia Carlo Noseda e Marco Montemagno

Siamo nel cuore del rinascimento digitale. Così Carlo Noseda, presidente di IAB Italia, inaugura la seconda giornata della 12esima edizione di IAB Forum. Una giornata che vede l’intera conferenza plenaria dedicata alle startup, alle nuove idee digitali.

Dopo un primo giorno dedicato all’approfondimento del punto di vista della industry della comunicazione digitale attraverso l’analisi dell’andamento e dei principali trend che la stanno caratterizzando, e che tra l’altro Noseda sottolinea aver raggiunto una quota di partecipazione di oltre 5.000 persone (in crescita di circa 1.000 persone sull’edizione 2013), la prima parte della mattinata di oggi è stata l’occasione per prendere in considerazione le opportunità delineate dai venture capitalist e le riflessioni di ospiti importanti sull’evoluzione in atto dei linguaggi e della comunicazione nell’era contemporanea, quando internet non è più sinonimo di sola innovazione, ma la quotidianità della maggior parte degli italiani, «capace di trasformare e contribuire in modo concreto a facilitare la vita delle persone, influendo più in generale positivamente anche sull’intero sistema economico», dichiara ancora Noseda.

Al presidente di IAB Italia, sono succeduti sul palco gli interventi di Stefano Portu, consigliere di IAB Italia e  ‎founder e co-ceo di DoveConviene – che si è occupato di organizzare l’agenda di questa particolare giornata –, e di Andrea Rangone, Responsabile Scientifico Osservatorio Hi-Tech Startup, School of Management Politecnico di Milano e Italia Startup. Il suo intervento è servito a restituire innanzitutto il quadro dell’universo startup italiano attraverso una “veloce” presentazione della seconda edizione del progetto The Italian Startup Ecosystem, che evidenzia in Italia la crescita dell’intero ecosistema delle startup: «Più che raddoppiate le startup innovative, che registrano un incremento del 120% passando da 1227 nel 2013 a 2716 nel 2014».

La ricerca inoltre ha evidenziato per il 2013 investimenti complessivi (sia da investitori istituzionali che da business angel, family office e venture incubator) in startup hi-tech in crescita del 15% sul 2012 per un valore di 129 milioni di euro (erano 112 milioni un anno prima). «Una cifra che rimane in valore assoluto comunque ancora piccola se confrontata con quella relativa ad altri paesi: in Italia si investe in startup hi-tech un ottavo rispetto a Francia e Germania, un quinto rispetto al Regno Unito e poco meno della metà rispetto alla Spagna», sottolinea ancora Rangone.

Ma non finisce qui. Un’altra informazione non proprio positiva che viene dal palco di IAB Forum è che per quest’anno gli investimenti dovrebbero riassestarsi – a ribasso – sui 110 milioni di euro «un fatto dovuto, in buona misura, alla chiusura dei fondi con target di investimento sul Sud Italia».

Al tempo stesso però si registra un netto incremento del ruolo svolto dagli investimenti fatti da soggetti non istituzionali – business angel, family office, acceleratori e incubatori: l’apporto di questa tipologia di investitori è in costante crescita dal 2012 ad oggi, fino ad arrivare ad un peso del 50% degli investimenti stimati per il 2014.

Altrettanto interessante è il profilo restituito da Rangone di chi fa startup in Italia: «Si tratta di persone di estrazione manageriale, più nel dettaglio marketing, e di oltre 40 anni». Questo è un dato che fa riflettere su quanto un’azienda fatta da giovani abbia nel nostro Paese poco margine per partire e per concretizzarsi: «I soldi vengono dati  in questo momento prevalentemente a persone che hanno una qualche maturità professionale. La componente dello “smanettone” è quindi oggi assolutamente minoritaria per investimenti di tipo istituzionali», spiega ancora Rangone, di cui di seguito proponiamo una video-intervista (di Simone Freddi)

Si sono poi alternati sul palco i principali venture capitalist italiani e imprenditori di internet per condividere la loro ricetta di successo a lungo termine. In prima battuta, sono stati presentati Andrea Di Camillo, founder di P101 – operatore venture capital di recente finito sotto le luci della ribalta per aver investito 4 milioni di euro in ContactLab, azienda specializzata in digital direct marketing guidata da Massimo Fubini -, Fausto Boni, co-founder e general partner di 360° Capital Partners, e Massimiliano Magrini, co-founder managing partner United Ventures, che con forza hanno sottolineato che comincia ad esserci maggiore consapevolezza e rispetto per un mondo internet che fa bene e che può crescere esponenzialmente se sostenuto.

Andrea Di Camillo, Fausto Boni, Massimiliano Magrini

Agli startupper, i tre danno poi un consiglio importante: “Siate razionalmente ambiziose e puntate alla globalità”. Si perché ancora oggi risulta che la maggior parte dei fatturati delle startup italiane viene dall’Italia, fatto che denota mancanza di business internazionale.

Sono poi arrivati sul palco del Forum, prima della pausa di metà mattinata, Mauro Del Rio, chairman & founder di Buongiorno, e Carlo Giordano, a.d. di Immobiliare.it, anticipati dall’attesissimo intervento di Chris Anderson, ex direttore di Wired e oggi co-founder e ceo di 3D Robotics, uno dei manager internazionali più abili nell’interpretazione del business e dei nuovi modelli economici e commerciali.

In chiusura della mattinata di lavori, sul palco di IAB Forum anche una voce più Istituzionale: Paolo Barberis, Consigliere per l’innovazione del Presidente del Consiglio, Matteo Renzi (per leggere l’articolo dedicato al suo intervento clicca qui).

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