Snapchat, fuochi d’artificio a Wall Street. Ma sarà una storia a lieto fine?

Al debutto, le azioni di Snap sono state scambiate a 24,6 dollari, in rialzo del 45% e con una capitalizzazione di 33 miliardi. Un inizio che sembra promettere bene, anche se tra gli investitori non mancano dubbi sul potenziale della piattaforma

di Alessandra La Rosa
02 marzo 2017
Snapchat

E’ ufficiale, Snap Inc., la società proprietaria di Snapchat, dal 2 marzo è pubblica. L’azienda si è infatti quotata con il nome SNAP sul New York Stock Exchange, con quella che si configura come la più importante quotazione in ambiente tech degli ultimi anni.

Secondo quanto riporta Reuters, la società alla vigilia della quotazione ha raccolto 3,4 miliardi di dollari, vendendo 200 milioni di azioni a 17 dollari l’una, sopra la forchetta di prezzo di 14-16 dollari inizialmente identificata, per un valutazione complessiva di 23,8 miliardi dollari. E il giorno dell’immissione sul mercato, i titoli di Snap sono rapidamente scattati in rialzo. Al debutto al NYSE, le azioni sono state scambiate a 24,6 dollari, in rialzo del 45% e con una capitalizzazione di mercato di 33 miliardi, ben superiore alla valutazione stimata. Alla chiusura della giornata, il titolo era scambiato a 24,48 dollari ad azione, in rialzo del 44%.

Ma la storia di questa società sarà a lieto fine? Se il debutto è stato col botto, alcuni investitori, come sottolinea Business Insider, sono ancora cauti sull’effettivo potenziale dell’affare: recentemente la crescita dell’utenza del social è rallentata, e questo è stato, durante i roadshow con i potenziali azionisti, uno dei temi emersi con più preoccupazione. Alcuni, riporta la testata, temono la concorrenza di prodotti come le Instagram Stories, che continuano ad erodere quote di mercato.

Snapchat e la sua strategia pubblicitaria

D’altro canto, c’è la strategia pubblicitaria. Goldman Sachs, una delle banche coinvolte nel processo di quotazione, ha previsto che il fatturato di Snap possa crescere fino a 2 miliardi di dollari entro il 2018, moltiplicando per 5 le sue entrate del 2016.

Snapchat ha lavorato molto alla sua offerta pubblicitaria in vista della sua quotazione. Il passo più grande è stato sicuramente quello della realizzazione della sua API, ma negli ultimi mesi le soluzioni messe a punto dalla società per i suoi inserzionisti sono state davvero tante, ed hanno mirato in gran parte a quello che è uno dei settori più proficui per la pubblicità digitale, il Video.

Ciononostante, c’è chi pensa che l’offerta pubblicitaria di Snapchat non sia ancora solida e completa, e che la quotazione della società sia arrivata forse troppo presto. La testata Recode, ad esempio, mette a paragone la situazione di Snapchat con quella di Google, Facebook e Twitter, tre Internet company che al momento della quotazione avevano già un business plan consolidato: Google con AdWords, Facebook con le sue “social ads”, Twitter con i Promoted Tweets. Snapchat, invece di un singolo prodotto al centro dell’offerta commerciale, ne ha due: i “Creative tools” come i filtri sponsorizzati, e le “Snap Ads” simili agli spot. E, osserva la testata, invece di concentrarsi su uno solo di essi, ha preferito investire in occhiali con fotocamera integrata o (e questa è ancora un’indiscrezione) droni.

Chi vivrà vedra. Intanto certamente l’app del fantasmino, fino a poco tempo fa considerata una “stella nascente” del panorama internet e oggi messa a fianco delle grandi piattaforme social, si appresta a compiere un passo importante della propria storia. Ed anche, forse, della storia di internet.

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