Commenti inappropriati su video di minori: nuovo caso “brand safety” per YouTube

Il Times svela la presenza di spot pubblicitari su contenuti dell’app presi di mira da pedofili. Alcuni brand hanno sospeso le loro campagne, mentre la piattaforma ha già ufficializzato una stretta ai controlli

di Alessandra La Rosa
25 novembre 2017
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YouTube ricade nella trappola della brand safety. Dopo il caso della scorsa primavera, quando la piattaforma video di Google era stata protagonista di una serie di critiche per aver consentito il posizionamento di spot pubblicitari all’interno di contenuti inneggianti la violenza e il terrorismo, il sito torna al centro delle polemiche, anche stavolta per la tipologia di contenuti veicolati sull’app.

La questione ancora una volta è stata scatenata, come all’inizio di quest’anno, da un articolo del Times, che ha notato alcuni spot di importanti aziende all’interno di video di minori. I contenuti in questione, che secondo quanto riporta Reuters mostravano ragazzini in abiti succinti e che sarebbero stati caricati dagli stessi protagonisti dei video, hanno attirato i commenti di centinaia di pedofili, oltre che milioni di visualizzazioni e, dunque, spot pubblicitari.

Secondo il Times, YouTube avrebbe consentito la facile reperibilità di contenuti “sensibili” e non avrebbe mantenuto la sua promessa di monitorare e sorvegliare i propri servizi per proteggere i minori.

In effetti, questo nuovo caso, che ha riportato a galla i problemi di brand safety del sito di condivisione video di Big G, dimostra la difficoltà di YouTube di controllare puntualmente la grande mole di contenuti diffusi sulla sua piattaforma, oltre che di tutelare l’immagine dei propri inserzionisti. Un tema che dall’inizio di quest’anno ha impegnato parecchio l’app, e che l’ha portata a puntare sia su partnership con società specializzate terze sia sul rafforzamento delle proprie misure interne.

Sembra però che questi sforzi non siano bastati. E dopo l’articolo del Times alcuni inserzionisti (come già a febbraio) hanno deciso di sospendere le loro campagne su YouTube. Tra questi ci sono Mondelez, Lidl e Mars.

La risposta di YouTube è stata pronta: «Non dovrebbe esserci nessuna campagna su questi contenuti e ci siamo messi immediatamente al lavoro per risolvere il problema», ha spiegato un portavoce, riportato da Reuters. E poco dopo l’uscita dell’articolo del Times, la piattaforma video ha comunicato, sul suo blog ufficiale, la messa a punto di nuove misure restrittive sui video dedicati ai minori, tra cui controlli più severi sui contenuti caricati (anche attraverso un’analisi “umana” dei contenuti stessi), lo spegnimento della sezione “commenti” in presenza di commenti inappropriati e la riduzione (in base alla tipologia di contenuto presentato) del numero di video su cui è possibile posizionare spot pubblicitari.

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