Riflessioni su startup e programmatic: cosa porto a casa da VivaTech 2017

Andrea Di Fonzo ci traccia un suo personale resoconto di VivaTech, la manifestazione sulla tecnologia e l’innovazione organizzata a Parigi da Publicis Groupe e Les Échos

di Andrea Di Fonzo, CEO Blue 449
21 giugno 2017
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Tanta gente, personalità di spicco e molti spunti di riflessione: possiamo dire che l’obiettivo di VivaTech anche quest’anno è stato centrato in pieno. Sfrutto il viaggio di ritorno in aereo da Parigi per buttar giù un rapido resoconto.

Cosa mi porto a casa da questo evento? Innanzitutto il fatto che sia stata una manifestazione decisamente riuscita. Con un format che si posiziona a metà tra il CES di LasVegas e il Dmexco, VivaTech ha una sua propria formula interessante: speech e tavole rotonde di livello, presenza massiccia di startup (principalmente francesi) e, cosa degna di nota, la partecipazione di grandi aziende. Brand del calibro di L’Oreal, BNP Paribas, Orange e LaPoste (solo per citarne alcune), infatti, hanno presenziato con stand e ospitato un pool di startup legate al loro business.

In definitiva, il format promosso da Publicis Groupe e il gruppo Les Echo direi che funziona. E lo testimonia l’alta affluenza di persone, con la Francia che naturalmente fa la parte del leone ma con una notevole presenza internazionale, non solo dagli altri Paesi Europei, ma anche dagli Stati Uniti, la Cina, il Giappone e altri.

Nota curiosa: come anche gli altri anni, anche stavolta all’evento si è presentato il Presidente della Repubblica francese. Quest’anno è stata la volta di Macron, che ha speso un intero pomeriggio alla manifestazione, girando tra gli stand e annunciando un fondo per le startup da 10 miliardi… Avete sentito bene: 10 miliardi per sostenere lo sviluppo di nuove imprese innovative. Un fatto che fa il paio con l’apertura in autunno alle porte di Parigi del più grande campus del mondo per startup, al quale giganti come Apple, Google e Facebook hanno già garantito il loro supporto con investimenti e con l’intenzione di aprire lì i propri Lab. Giusto per ricordare all’Italia che mentre noi ci perdiamo in interminabili dibattiti su scienza e civiltà, tra follie anti-vaccini e discussioni sul IusSoli, il mondo accanto a noi, i nostri cugini più prossimi, vanno avanti e guardano al futuro.

Ma torniamo al VivaTech. I temi affrontati e le startup presenti erano tra i più vari, ma se devo citarne alcuni che hanno attirato la mia attenzione più di altri, questi sono sicuramente l’Artificial Intelligence in tutti gli ambiti, il Fintech con soluzioni “giovani” adatte ai millenial (perché pensate da millenial), e il Retail con un focus particolare sul mondo fashion, lusso e distribuzione.

Il tutto tenuto insieme naturalmente dal mondo della comunicazione e dell’advertising, che è trasversale a tutti gli ambiti ed è come l’anello di congiunzione tra i vari temi. Un anello di congiunzione basato in particolar modo su due parole chiave: dati e tecnologie. Dal punto di vista pubblicitario sono stati senza dubbio questi i due argomenti caldi dell’evento, ed ovviamente non sono mancati dibattiti e tavole rotonde che hanno avuto come protagonisti i big data e il programmatic.

In particolare, su quest’ultimo argomento, ho trovato particolarmente interessante uno speech dal titolo “Transparency & Programmatic Buying: is tech failing the ad industry?“, che ha visto la partecipazione di importanti speaker dell’editoria, come il Global Chief Revenue Officer di Bloomberg Media e il Direttore Programmatic Advertising e Business Intelligence del Washington Post, intervistati da IAB Tech Lab. La tavola rotonda mi ha particolarmente colpito per il livello di “maturità” della chiacchierata, che non ha demonizzato il tema trasparenza, come spesso succede in Italia, ma ha sostanzialmente ribadito alcuni concetti tanto semplici quanto infinitamente importanti.

Ve li elenco di seguito:

  • Il programmatic non è l’elemento che genera la “non trasparenza”. E’ solo un modo diverso di gestire i media. Se poi chi fa Programmatic non è trasparente, quello è un altro problema.
  • Il tech charge sul prezzo media si sta sensibilmente riducendo, in quanto, con la crescita della sua distribuzione, stanno calando i costi della tecnologia.
  • Come ha fatto notare il relatore di Bloomberg Media: “Why do I have to put away money if I can monetize better?“. Ebbene, il programmatic per un publisher aiuta a fare proprio questo, monetizzare meglio e rendere democratica la competizione tra advertiser per accedere alle audience. Inoltre, come ha spiegato lo speaker del Washington Post, se un publisher ha un bene, inventory/audience, che è richiesto in contemporanea da più advertiser, questo bene andrà al miglior offerente; di contro se nessuno vuole quel bene il suo prezzo scenderà.

Concludo riprendendo un interessante spunto di riflessione posto dal Washington Post: “Andremo certamente verso una gestione totalmente automatizzata del media, chiamiamola programmatica, ma noi publisher coltiveremo sempre le relazioni con agenzie e advertiser, perchè le due cose convivono e non esiste disintermediazione”. Come a dire che lo spauracchio della disintermediazione è solo nella mente di chi non sa cosa vuol dire “adottare tecnologie”, e di chi ha paura del cambiamento.


VivaTech è un evento annuale organizzato a Parigi da Publicis Groupe e dal quotidiano Les Échos. Dedicato alla tecnologia e all’innovazione, quest’anno è giunto alla sua seconda edizione, ed ha visto alternarsi oltre 350 speaker in una 3 giorni di speech, tavole rotonde e workshop dal 15 al 17 giugno.

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