Industria 4.0 & Digital Manufacturing: professioni “a banda larga”

Lo scenario digital ha ridefinito gli equilibri del mercato cambiando il concetto stesso di business, che oggi deve rivolgersi ad un’audience sempre più connessa, tecnologica ed esigente. La digital transformation è una rivoluzione che ogni manager prima o poi si troverà ad affrontare insieme alla sua azienda. Parola di Connexia

di Massimiliano Trisolino - Chief Strategy Officer di Connexia
12 maggio 2017
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All’inizio del terzo millennio, nella semioscurità di pochi garage casalinghi targati USA e dalle mani di un manipolo di dilettanti appassionati nasceva il maker movement, una subcultura che ha introdotto nel nostro vocabolario l’espressione “artigiano digitale”.

Nel giro di qualche anno il movimento dei makers ha acquisito autorità, passando dai laboratori improvvisati delle periferie statunitensi ai FabLab e alle aule universitarie.

Parola d’ordine: sperimentazione.

Stampa 3D. e-Manufacturing. IoT. Il maker movement rielabora prototipi digitali, li reinventa e li trasforma in occasioni per rivoluzionare business model tradizionali di aziende e imprese. Un percorso di innovazione e creazione che sfocia nel Digital Manufacturing, una dimensione produttiva rivoluzionaria, che entra a pieno titolo nello spettro d’azione della Digital Transformation.

Facciamo il punto. Per Digital Manufacturing si intende l’applicazione delle nuove tecnologie nella produzione di oggetti, associata sia alla manifattura su larga scala che alla dimensione artigianale. Pensare che l’arrivo di strumenti digitali appiattisca la matrice creativa che caratterizza da secoli la produzione artigianale è un grave errore. E va smentito.

A cambiare, piuttosto, è l’idea di “mestiere tradizionale”, che necessita di una ridefinizione: la crescente ibridazione delle competenze rende necessario immaginare professioni dai confini più ampi, con un’intrinseca capacità di innovazione, in altre parole “a banda larga. In questo senso, l’artigiano tradizionalmente inteso oggi deve essere in grado di integrare le proprie competenze con lo smart manufacturing, reinterpretando la propria energia produttiva e creativa in ottica digital e guardando ad algoritmi, 3D Printer e Big Data senza ostilità, ma con spirito di collaborazione.

A questo punto, una domanda sorge spontanea: come reagisce l’industria manifatturiera italiana all’arrivo della Digital Transformation? Una risposta parziale arriva da una recente indagine promossa da SAP Italia e condotta da SDA Bocconi – Devo Lab, elaborata su un campione di 1200 imprese del Bel Paese.

Lo studio fotografa uno scenario in evoluzione, non privo di approccio strategico al tema della digitalizzazione: il 63% delle aziende intervistate, infatti, ha già concluso (27%) o avviato (36%) iniziative di Digital Transformation al proprio interno, il 13% intende farlo entro la fine del 2017, mentre solo il 23% non ha in programma progetti o iniziative con impronta digital. Nel complesso, percentuali ottimistiche, che confermano la crescente attenzione delle aziende italiane verso il tema del Digital Manufacturing.

Dalle percentuali ai fatti.

In Italia, la Toscana è uno dei centri d’eccellenza in termini di Smart Manufacturing e innovazione digitale. Già sede della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa – uno dei sette competence center indicati dal MISE per lo sviluppo di competenze di Digital Manufacturing -, la Regione Toscana vanta un altro impianto d’eccellenza, lo stabilimento locale di General Electric a Firenze, inserito tra i 16 best cases del progetto pilota Brilliant Factory. L’iniziativa adotta un modello basato su 4 pilastri: Digital & Prototyping, Sensoristica per la raccolta dei dati, Analytics e Supply Chain Optimization.

Anche oltreoceano si continua a investire sul versante Digital Manufacturing: solo qualche giorno fa, Tim Cook ha annunciato che Apple investirà 1 miliardo di dollari in un nuovo fondo per lo sviluppo del manifatturiero avanzato, un programma che promette la creazione di nuovi posti di lavoro negli USA.

Condivisione, sperimentazione e approccio disruptive. Tre capisaldi della “filosofia maker” che si applicano con soluzione di continuità all’Industria 4.0 e al Digital Manufacturing, traducendosi in nuove competenze ibride, a metà tra processi di Reverse Engeneering e di Digital Fabrication.

In altre parole: a banda larga.

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