Digital challenge #1: la sfida della Digital Transformation nell’Agrifood

Precision Farming. Smart Agrifood. Agricoltura 4.0: la digital transformation si innesta sempre più ambiziosa anche nel settore agricolo

di Massimiliano Trisolino - Chief Strategy Officer di Connexia
01 settembre 2017
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Si scrive innovazione, si legge digital challenge. Una sfida trasversale, che non risparmia nessun settore dell’economia globale. Un obiettivo che si innesta, sempre più ambizioso, in tutti gli ambiti della produzione, anche quelli che immaginiamo tradizionalmente zavorrati nell’immobilità del passato.

Avanzano le tecnologie e, di conseguenza, cambiano le definizioni: il settore dell’Agrifood è il primo tra gli ambiti che desideriamo esplorare, mostrandone la piena ricettività agli stimoli disruptive della digital transformation.

Precision Farming. Smart Agrifood. Agricoltura 4.0. Definizioni che riportano a strategie gestionali pensate per rispondere all’esigenza di monitorare lo stato di salute delle colture così da massimizzare qualità, rendimento e profitti. Tutte necessità da sempre in cima alla lista dei pensieri degli “imprenditori della terra” e alle quali possiamo rispondere, oggi, anche con l’applicazione delle nuove tecnologie.

Cos’è, infatti, la digital tranformation se non la ricerca di soluzioni innovative per rispondere alle esigenze che da sempre impegnano il lavoro delle comunità?

Big Data is the way, ne abbiamo già parlato. Non stupisce, quindi, che il data monitoring si confermi una scelta vincente anche per l’Agrifood, un settore decisamente significativo per il mercato italiano. Secondo l’ISTAT, infatti, con oltre 30 miliardi di euro correnti, l’Italia, nel 2016, è il primo paese UE28 per livello di valore aggiunto nel settore agricolo. Numeri da capogiro, una fetta importante del PIL del nostro paese.

Le tecnologie “in campo”

Restando nel solco agricolo, dall’alto, il monitoraggio delle colture avviene attraverso droni. Oltre ai modelli tradizionali di UAV (Unmanned Aerial Vehicle), ne esistono di specifici progettati appositamente per uso agricolo. Tra le diverse funzioni, i droni sono in grado di scovare porzioni di campo non correttamente irrigate attraverso l’utilizzo della fotografia time-lapse, di scattare immagini in automatico e di effettuare l’irrorazione di fertilizzanti e pesticidi senza l’ausilio dell’uomo.

Dal basso, invece, operano direttamente a terra sensori che controllano la qualità del suolo, come quelli geoelettrici e georesistivimetri, già utilizzati in ambito geologico per la realizzazione di mappe specificamente destinate all’analisi della composizione dei terreni. Fianco a fianco “sul campo” con i sensori, già si intravvedono all’azione i primi prototipi di macchina agricola evoluta: è questo il caso del trattore a guida autonoma, presentato a Parigi dal Gruppo CNH Industrial in occasione del SIMA – Paris International Agribusiness Show 2017.

Dalle parole ai fatti

The Yield (http://www.theyield.com/) è il nome di un’azienda australiana che utilizza i predictive analytics per risolvere i problemi dell’ecosistema agricolo della Tasmania. Operando nel settore dell’acquacoltura, il sistema di rilevamento microclimatico di The Yield è infatti in grado di analizzare i singoli elementi del contesto coltivato, quali, ad esempio, il livello di salinità dell’acqua, e prevedere le tempistiche ottimali di estrazione delle ostriche dalla loro sede di coltura.

Anche in Italia non scarseggiano interesse e attenzione per il precision farming, un approccio che, come abbiamo visto, è in grado di incrementare i profitti per piccoli, medi e grandi imprenditori agricoli. Lo conferma Enodron (https://www.enodron.it/), startup trevigiana prossima al lancio che si occuperà di viticoltura di precisione attraverso l’utilizzo di droni.

Data Monitoring. Big Data. Smart Approach. Ancora una volta la digital tranformation stupisce per molteplicità e varietà di settori in cui si inserisce con successo, portando innovazione e creando valore.

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