Digital Transformation: come i Robot Sociali stanno rivoluzionando il social caring e la digital health

Lo scenario digital ha ridefinito gli equilibri del mercato cambiando il concetto stesso di business, che oggi deve rivolgersi ad un’audience sempre più connessa, tecnologica ed esigente. La digital transformation è una rivoluzione che ogni manager prima o poi si troverà ad affrontare insieme alla sua azienda. Parola di Connexia

di Massimiliano Trisolino - Chief Strategy Officer di Connexia
03 novembre 2017
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Il suo nome è NAO. Ha 10 anni di vita e il suo compito è quello di aiutare, in qualità di terapista, i bambini affetti da disturbi dello spettro autistico. Solo un piccolo dettaglio: non è fatto di carne e ossa. NAO, infatti, è un piccolo robot.

Trentacinque anni fa, il film Blade Runner raccontava con tono distopico la ribellione di un gruppo di “replicanti” creati dagli esseri umani per essere impiegati come schiavi all’interno di colonie extramondo. La pellicola era ambientata nella Los Angeles del 2019, preannunciando con fare sensazionalistico un futuro drammatico dominato dallo scontro tra umani e androidi.

Mettendo da parte le terribili suggestioni del cinema fantascientifico, oggi tutte le applicazioni e gli avanzamenti della ricerca nell’ambito dell’intelligenza artificiale viaggiano in direzione completamente diversa. Obiettivo: ridurre lo scarto tra il concreto e l’irrealizzabile, creando prototipi e congegni tecnologici che possano agire a beneficio dell’intera umanità.

In una puntata precedente, abbiamo discusso della necessità delle governance nazionali di ripensare i propri modelli di gestione economica e sociale in funzione di una sempre maggiore automazione dei processi, dentro e fuori dai contesti di business.

Nella puntata di oggi, invece, scopriremo come la robotica e l’AI possano fungere da supporto sociale in contesti terapeutici e di social caring, confermando un’altra tra le più innovative applicazioni della digital health. Una declinazione, questa, che incarna perfettamente il principio cardine della roboetica, un’etica applicata ai robot che si impegna a sviluppare e incrementare le conoscenze tecnologiche per promuovere e incoraggiare il benessere della persona e della società.

Dalla teoria alla pratica. Osserviamo alcuni tra gli esempi più virtuosi di robot sociali utilizzati per fini terapeutici.

Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, in Italia il numero di individui affetti da disturbi dello spettro autistico si aggira tra i 300 e i 500mila. Cifre rilevanti, che spingono i ricercatori di tutto il mondo a lanciarsi nella progettazione di “robot sociali” per finalità terapeutiche che siano accessibili per tutte le tasche.

E’ il caso di Ele, elefantino-robot nato dal progetto del dottorando milanese Mirko Gelsomini, in grado di stimolare l’interazione dei bambini affetti da autismo grazie ai suoi sensori integrati. Prezzo: 500 euro.

Un altro sorprendente intervento dell’intelligenza artificiale nella sfera sociale riguarda l’assistenza e la cura degli anziani. Romeo, robot-badante ancora in fase di sperimentazione e di proprietà del gigante giapponese hi-tech SoftBank Robotic, è stato ideato proprio per assolvere a questa funzione. Il piccolo androide, alto solo un metro e 40 centimetri, è in grado di aprire le porte, salire le scale e afferrare oggetti su un tavolo. Si stima che, a partire dal 2019, Romeo robot potrà essere utilizzato anche all’interno delle case di riposo e ospedali per coadiuvare l’assistenza agli anziani.

Ma le sorprese non terminano qui. E’ atteso per il prossimo anno il lancio dell’italianissimo R1, personal robot umanoide progettato e realizzato dall’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT). Anche R1 rientra nella macro-categoria degli home robot, pensati appositamente per fornire supporto nelle piccole faccende domestiche e assistere gli anziani nelle case di cura e nelle abitazioni private. Se il robot R1 riuscirà a conquistare l’interesse degli investitori, consentendone la produzione su larga scala, il suo prezzo stimato si aggirerà intorno ai quattro-cinquemila euro, tanto quanto una piccola utilitaria.

Ma se pensate che un automa debba necessariamente avere sembianze umane, vi sbagliate di grosso. E’ il caso del plantoide, una macchina-vegetale progettata anch’essa dall’Istituto Italiano di Tecnologia. Il plantoide è dotato di radici robotiche autonome, in grado di individuare acqua e sostanze nutritive nel terreno, evitando quelle tossiche. Un esempio perfetto di self-creating robot, come viene definito dallo stesso team di ricerca dell’IIT, capace di prendere decisioni autonome in funzione della propria crescita.

Ricerca scientifica. Sperimentazione. Nuove frontiere. In una parola: benessere dell’umanità.
L’ibridazione tra esseri vegetali, animali e artificiali è ormai una realtà. Merita tutta la nostra attenzione.

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