Digital Health & Wearable Technology: corpi che parlano!

Lo scenario digital ha ridefinito gli equilibri del mercato cambiando il concetto stesso di business, che oggi deve rivolgersi ad un’audience sempre più connessa, tecnologica ed esigente. La digital transformation è una rivoluzione che ogni manager prima o poi si troverà ad affrontare insieme alla sua azienda. Parola di Connexia

di Massimiliano Trisolino - Chief Strategy Officer di Connexia
07 luglio 2017
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Complimenti! Hai completato con successo il tuo obiettivo quotidiano di 10.000 passi!

Una notifica compare sullo schermo dello smartphone: una app ha monitorato il nostro percorso a piedi nell’arco della giornata. Oggi siamo stati bravi. E l’app ce lo dice.

Il mondo delle Wearable Technology è ormai alla portata di tutti. La quantità di chilocalorie introdotte nel nostro corpo. Il numero di ore passate a dormire. Il monitoraggio dei battiti del cuore. Anche per la Digital Health, i Big Data rimangono i protagonisti indiscussi della trasformazione digitale.

Quello che abbiamo

La capacità dei device di tracciare il nostro quotidiano e trasformarlo in dato prende il nome di Quantified Self. Un self amplificato, che si dipana e si estende ben oltre i limiti fisici del nostro corpo.

Smart Watch, Digital Bracelet, Smart Eyewear. Parliamo di device supportati da tecnologie ormai più che collaudate, molto richiesti sul mercato, tanto da affascinare e attrarre settori adiacenti come quello della Fashion Tech.

Quello che oggi siamo in grado di fare, grazie alle differenti applicazioni dei tool adibiti al tracking della salute, può essere riassunto in tre fasi: monitoraggio, raccolta dati e organizzazione degli stessi, così da renderli accessibili e interpretabili. Una processo che si fa più complesso quando ci si avvicina al campo della Digital Health e della Sanità Digitale, mettendo da parte applicazioni meno impegnative.

In questo ambito, medici e specialisti rimangono gli interlocutori insostituibili nell’ambito della cura e della prevenzione delle patologie. Le tecnologie esponenziali, tuttavia, possono rappresentare un valido supporto e intervenire in maniera incisiva durante tutti i processi diagnostici.

Facciamo qualche esempio.

In una puntata precedente abbiamo discusso di Artificial Intelligence, soffermandoci sul caso di Paro, un robot che imita perfettamente un cucciolo di foca nelle sembianze e nei comportamenti. Negli USA e in UK, Paro viene utilizzato nei protocolli terapeutici non farmacologici per la cura di deficit cognitivi, sensoriali e motori infantili. Un esempio tangibile di come le avanguardie tecnologiche possano incidere positivamente nell’approccio e nella cura della malattia.

Molto meno esponenziale, ma pur sempre efficace, il caso di Figure 1, conosciuto ai più come Instagram for Doctors. L’app si rivolge prevalentemente a un target di medici, studenti e/o addetti ai lavori e possiede una funzione puramente divulgativa: condividere immagini di casi clinici e diffondere best practice in ambito medico. Ma – attenzione – per non trasformare l’app in un’enciclopedia collaborativa e incappare in qualche fake news, solo i medici hanno la possibilità di inserire contenuti, così da evitare la diffusione di informazioni non veritiere.

Un esempio perfetto di Intelligenza Connettiva & Social Learning.

Quello che avremo (?)

Il domani della Digital Health sembra viaggiare all’insegna di una sempre crescente integrazione uomo-macchina. Mettendo da parte scenari distopici, esistono già brainpacemaker dotati di microprocessori per il controllo dell’epilessia. E’ il caso di NeuroPace RNS. Il dispositivo, approvato dall’ente governativo statunitense FDA – Food and Drug Administration nel novembre del 2013, è destinato alle persone affette da epilessia farmaco-resistente, è in grado di riconoscere attività insolite del cervello, inviare brevi impulsi per normalizzare le onde cerebrali e monitorare l’attività cerebrale del paziente attraverso un pc.

Un secondo esempio di avanguardia medica è rappresentato dal progetto di ricerca DermalAbyss, un tatuaggio sviluppato dai ricercatori del MIT e della Harvard Medical School in cui i tradizionali inchiostri per tattoo sono sostituiti da biosensori i cui colori cambiano in base alle variazione del fluido interstiziale. Attualmente il progetto è ancora in fase di sperimentazione ma, se gli sviluppi futuri si confermassero promettenti, potrebbe apportare vantaggi incisivi sulla qualità della vita e sul percorso terapeutico delle persone diabetiche.

La trasformazione digitale è in atto. E interessa anche la nostra salute, il nostro benessere, i nostri corpi. Un corpo che si fa, già adesso, interfaccia tecnologica.

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