B Corporation: il “Positive Impact” della Digital Tranformation

Lo scenario digital ha ridefinito gli equilibri del mercato cambiando il concetto stesso di business, che oggi deve rivolgersi ad un’audience sempre più connessa, tecnologica ed esigente. La digital transformation è una rivoluzione che ogni manager prima o poi si troverà ad affrontare insieme alla sua azienda. Parola di Connexia

di Massimiliano Trisolino - Chief Strategy Officer di Connexia
06 ottobre 2017
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“Usare il business come forza positiva”.

Il sottotitolo del libro di Ryan Honeyman, “Il Manuale delle B Corp”, racchiude in poche semplici parole la complessa nozione di Benefit Corporation, un nuovo status giuridico diventato in pochi anni uno dei fenomeni economici più osservati al mondo. Un modo diverso per fare impresa, attrarre nuovi talenti e, di conseguenza, ribadire la propria identità distinguendosi sul mercato. A beneficio dell’impresa. E di tutta l’umanità.

In una puntata precedente, abbiamo interpretato il rapporto tra sostenibilità e tecnologia in un’ottica di piena convergenza e ibridazione: i Millennials, sensibili ai vantaggi e alle potenzialità del business sostenibile, desiderano, infatti, lavorare in contesti innovativi, sperimentali ma, soprattutto, human-centric. Un attributo imprescindibile nel mondo delle B Corp e che si dispiega sotto molteplici forme.

Ripercorriamole insieme.

Il movimento delle B Corporation nasce 2007 negli Stati Uniti, grazie all’iniziativa dell’ente non profit B Lab. Nell’aprile 2010, lo status giuridico di B Corporation (o benefit corporation) viene ammesso per la prima volta nello stato del Maryland, innescando una reazione a catena che favorisce l’approvazione della legislazione anche in altri stati in U.S.A.

Obiettivo: concorrere alla creazione di un beneficio comune – Public Benefit o Positive Impact – nella comunità in cui si opera, senza che le imprese abbandonino l’attributo for profit, rivolto al capitale e alla massimizzazione degli utili.

In Italia, la legislazione sulle Società Benefit (SB) è stata introdotta nel gennaio 2016, in netto anticipo rispetto a tutti gli altri stati europei. Un primato di cui andare fieri, se si pensa che la prima impresa ad aver abbracciato questo specifico stato giuridico in Europa è stata l’italianissima Nativa, fondata da Paolo Di Cesare ed Eric Ezechieli.

La mancanza di una previsione sugli incentivi fiscali per le Società Benefit, per esempio, non è casuale: si tratta di un marchio di trasparenza che aggiunge maggior valore reputazionale alle iniziative private spinte da uno scopo non esclusivamente utilitaristico.

Società Benefit in Italia: i numeri e i casi di successo

Secondo un report realizzato dal Centro Studi Odib – Officina delle idee benefiche, in Italia sono 110 le imprese iscritte al registro delle Società Benefit, di cui ben 40 nella sola Lombardia (Giugno 2017). Un dato interessante, che colloca il nostro Paese al secondo posto, dopo l’Olanda, nella classifica mondiale degli stati che ospitano il maggior numero di B Corp sul proprio territorio.

Scendendo nel dettaglio, non sorprende come una ampia percentuale di Società Benefit nasca in seno a settori di business strettamente connessi con la digital transformation; solo per citarne alcuni, l’11,8% delle SB si sviluppa nell’ambito della sanità e cura del self, il 19,9% sia nel settore dei servizi sia in quello dell’informatica, e il 6,7% nel commercio elettronico.

Come si realizzano, sul territorio italiano, gli obiettivi ambiziosi e ad alto impatto sociale delle Benefit Corporation? Dal green alla didattica digitale, dalle start-up “spaziali” al settore dell’agrifood, le applicazioni sono tantissime.

Diamo un’occhiata ad alcune.

D-Orbit è il nome della Space Company lombarda che ha messo a punto un sistema innovativo per il recupero dei satelliti dismessi o a fine attività. L’“impatto benefit” del player aerospaziale si realizza nell’impegno profuso dalla startup per scongiurare l’inquinamento delle orbite, a sostegno del principio di sostenibilità ambientale.

Un’altra Società Benefit impegnata, anch’essa, nella salvaguardia del pianeta è Treedom, una piattaforma web che permette di piantare un albero a distanza e seguirne la crescita online.

Nel concreto, il lavoro di innesto delle piante adottate dagli utenti della community viene realizzato da contadini locali: una scelta significativa, in grado di produrre un impatto positivo sui territori coinvolti, ovvero Africa, America Latina e Italia. L’idea disruptive nasce nel 2010 a Firenze, dall’iniziativa di Tommaso Speroni e Federico Garcea, allora rispettivamente di 24 e 29 anni. I numeri parlano chiaro: dal 2010 ad oggi, grazie alla community di Treedom, sono stati piantati più di 367.000 alberi e piante in tutto il mondo.

Last but not least, ecco Boboto, incubatore pugliese attivo nel mondo dell’educazione e dell’innovazione sociale, che accoglie il modello B Corp proponendo un nuovo approccio nel campo della formazione infantile. Boboto ha, infatti, recentemente realizzato il progetto Montessori 3D, un esperimento didattico che unisce coding e pensiero computazionale in un contesto di gioco.

La convergenza tra Positive Impact e digital transformation mette a tacere i timori apocalittici di un’innovazione algida e sfrontata, poco attenta ai bisogni umani.

Benefit Corporation: la risposta è (anche) questa.

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