Pubblicità e contenuti digitali, il mercato crescerà del 6,5% nel prossimo triennio

Secondo il Rapporto Assinform, il valore del comparto quest’anno raggiungerà i 10,2 miliardi di euro e supererà gli 11,6 miliardi nel 2019. Intanto aumenta la ricerca di personale

di Alessandra La Rosa
24 luglio 2017
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Il mercato della pubblicità e dei contenuti digitali in Italia crescerà nei prossimi due anni del 6,5%, fino a raggiungere nel 2019 gli 11.673 milioni di euro. A stimarlo è il rapporto “Il digitale in Italia 2017” di Assinform, condotto in collaborazione con NetConsulting cube e Nextvalue e presentato oggi alla stampa.

Secondo lo studio, quest’anno il valore del settore Contenuti Digitali e Digital Advertising sarà di 10.288 milioni di euro (+6,9% sullo scorso anno), cifra che salirà a 10.973 milioni di euro (+6,7%) nel 2018 e a 11.673 milioni di euro (+6,4%) nel 2019.

Il rapporto ha evidenziato, in generale, una crescita del mercato digitale italiano per il secondo anno consecutivo: +2,8% nel primo trimestre 2017 rispetto allo stesso periodo del 2016 e la stima di un +2,3% su base annua. La spinta all’innovazione riguarda tutti i più importanti settori dell’economia, con una previsione di incremento medio annuo per il triennio 2017-19 del 2,6%, ma rimane lenta la realizzazione dei grandi progetti di digitalizzazione della PA.

«Se è una notizia assolutamente positiva per le prospettive di crescita dell’economia italiana che si sia ripreso a investire nel digitale, dobbiamo essere consapevoli che molto resta ancora da fare – commenta il presidente di Assinform Agostino Santoni –. Nel prossimo periodo sarà cruciale consolidare questo trend. Agli sforzi per far sì che la trasformazione digitale coinvolga una platea sempre più ampia di Pmi, oggi ancora troppo ristretta, vanno affiancate iniziative formative a tutti i livelli del sistema d’istruzione e formazione professionale per far fronte alla crescente domanda di competenze digitali e figure professionali specializzate. Questo è un nodo cruciale che va affrontato al più presto e in modo efficace, per evitare che causi ritardi e per creare vere opportunità per i giovani».

Quello delle competenze digitali, secondo lo Studio Assinform, è infatti un tema di portata strategica. Per il 2016-2018, è stimato un fabbisogno di 85.000 nuovi specialisti, 65.000 dei quali per soggetti di primo impiego, più della metà dei quali laureati e per fabbisogni che possono essere soddisfatti solo in parte. Già ora si manifestano forti criticità per i profili di Data Scientist, Business Analyst, Project Manager, Security Analyst e altri ancora, necessari per i progetti di Trasformazione Digitale.

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«La leggera ripresa degli investimenti nel digitale – ha aggiunto il presidente di Confindustria Digitale Elio Catania – testimonia che le imprese hanno iniziato a capire l’importanza dell’innovazione e a muoversi.  La strada è giusta, ma siamo solo agli inizi. Per chiudere il gap d’innovazione accumulato rispetto agli altri Paesi, dobbiamo puntare a un raddoppio degli investimenti entro i prossimi cinque anni. Per questo abbiamo bisogno, oggi più che mai, oltre che dell’impegno delle imprese, di un’amministrazione pubblica in grado di essere motore dell’innovazione, non freno. I piani di digitalizzazione della Pa sono sul tappeto da tempo, ma la loro attuazione è troppo, troppo lenta. Il punto chiave su cui bisogna concentrarsi è la trasformazione dei processi, cruciale per una spending review efficace e per dare qualità ai servizi verso i cittadini e le imprese. Ci aspettiamo, perciò, che si dia vita a una mobilitazione politica e di leadership per la Pa 4.0, al pari e con la stessa determinazione con cui Governo e sistema confindustriale stanno spingendo l’attuazione di Industria 4.0»

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