Pubblicità, il mobile supera il pc: negli Usa oltre il 50% della spesa è su smartphone e tablet

Negli Stati Uniti, gli investimenti in pubblicità mobile arriveranno quest’anno a una quota del 52,4% sul totale del digital adv, grazie a una crescita annua del 59%. Lo stima eMarketer

di Simone Freddi
01 settembre 2015
mobile

Pubblicità mobile, negli USA è già sorpasso sui PC: la spesa in advertising su smartphone e tablet sorpasserà quella destinata al desktop internet già quest’anno. Lo stima eMarketer, calcolando che negli States i nuovi device assorbiranno il 52,4% degli investimenti in digital advertising nel 2015.

I calcoli di eMarketer, che ha aggiornato al rialzo le proprie precedenti previsioni, si fondano su un tasso di crescita davvero robusto per la pubblicità mobile, che nel 2015 sfonderà la soglia dei 30 miliardi di dollari: +59% rispetto al 2014.

Di più: gli analisti dell’istituto scommettono che il ritmo di crescita della spesa adv sui mobile device resterà a doppia cifra fino almeno al 2019, anno in cui la loro quota sulla pubblicità digitale arriverà al 69,9% (pari a quasi il 30% della spesa complessiva in attività di advertising, considerando on e offline)

“Le aziende continuano a percepire un valore crescente nel mobile advertising per raggiungere i consumatori”, ha detto l’analista di eMarketer Martin Utreras. “In parte, la crescita del mobile adv avviene in modo organico all’interno del digital ad spending, ma rileviamo anche soldi in più che arrivano dai media tradizionali, e nuovi investimenti da parte degli inserzionisti locali e dalle piccole imprese”.

Alla base della crescita della spesa pubblicitaria sui mobile media c’è il ruolo sempre più importante che ricoprono nella dieta mediatica. eMarketer stima che gli adulti americani impieghino attualmente 2 ore e 51 minuti al giorno in attività sui dispositivi mobile, telefonate a parte.

Anche le forme di pubblicità utilizzate testimoniano l’incredibile evoluzione di questo settore in pochi anni. La pubblicità display (video, banner e social) assorbirà infatti quest’anno il 51,1% del totale della spesa, seguita dalla search con il 44,7%. Ai tradizionali sms non resta che lo 0,9% della torta.

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