Video online on demand; Sony investe 3 milioni di euro in Chili; parte la Vodafone Tv

La diffusione delle smart tv, l’incremento della penetrazione della banda larga e l’arrivo dei grandi player stranieri: nel 2017 il comparto potrebbe spiccare il volo

di Lorenzo Mosciatti
19 dicembre 2016
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Il 2017 sarà l’anno della definitiva consacrazione del mercato del video on demand via internet? Secondo gli operatori del settore, la diffusione delle smart tv e l’atteso incremento della penetrazione della banda larga potrebbero rappresentare i due fattori di sviluppo del settore. Unitamente all’ingresso nel mercato dei grandi player internazionali: dopo l’arrivo in Italia di Netflix a fine 2015, settimana scorsa è stato Amazon ad avviare il lancio del suo servizio Amazon Prime Video. Ulteriori stimoli sono rappresentati dal lancio di offerte sempre più articolate da parte degli operatori telefonici (vedi l’avvio odierno della Vodafone Tv) così come dai piani di integrazione in corso tra le media company e le società di tlc.

In attesa di capire quel che accadrà il prossimo anno, quel che è certo è che i margini di sviluppo del video on demand online sono ancora notevoli nel nostro mercato, soprattutto se si guarda a quel che accade in Gran Bretagna e nei paesi del Nord Europa. Ma quanto vale il mercato dello vod online? Solo guardando il mercato dell’home video, secondo gli ultimi dati Univideo, il comparto ha chiuso il 2015 a quota 368 milioni di euro, segnando una crescita del 5,1% rispetto all’anno precedente. Se si prendesse in considerazione anche la pirateria, il valore del mercato aumenterebbe notevolmente: i film e le serie tv scaricate illegalmente varrebbero infatti circa 600 milioni di euro su base annua.

Dei 368 milioni di euro “legali”, circa 332 milioni di euro erano garantiti lo scorso anno dal supporto fisico, ovvero dalla vendita e dal noleggio di dvd e blu-ray. Il video on demand online garantiva così i rimanenti 36 milioni di euro, con un trend però in forte ascesa (+42%).

Il fatturato dell’home video digitale è diviso equamente tra gli operatori del svod (subscription video on demand), come Netflix, Sky Now Tv, Mediaset Infiniti e Amazon Prime Video, e gli attori del tvod (transactional video on demand), ovvero iTunes di Apple, Google Play e Chili. Nel capitale di quest’ultima, la piattaforma italiana per il download di video on demand nata su iniziativa di Stefano Parisi, l’imprenditore digitale ora prestato alla politica nelle fila di Forza Italia, ha tra l’altro fatto il suo ingresso in questi giorni la Sony, a dimostrazione dell’attenzione del mercato a questo business emergente. 

Sony Pictures Entertainment ha infatti acquistato una quota di minoranza del 5% di Chili. Il valore dell’operazione, secondo alcune fonti contattate da Bloomberg, ammonterebbe a circa 3 milioni di euro. La multinazionale giapponese affianca così nel capitale di Chili altre major della produzione e distribuzione cinematografica: Paramount Pictures, Warner Bros e Viacom sono infatti titolari complessivamente di circa il 14% del capitale della società.

Chili è nata in Italia nel 2012 (ha sede a Milano ed è guidata da Giorgio Tacchia, amministratore delegato e tra i fondatori insieme a Parisi) ed è poi stata avviata in Gran Bretagna, Polonia, Germania e Austria, dove le attività di lancio vero e proprio sono attese nei prossimi mesi. Gli operatori tvod come Chili, grazie agli accordi sottoscritti con le società di distribuzione, fondano il loro business sulla vendita e sul noleggio di film e serie tv in coincidenza con l’uscita home video, la prima possibile dopo il passaggio nelle sale cinematografiche. La formula è quella del pay per use, che non prevede alcuna forma di abbonamento, ma solo il pagamento per ogni contenuto noleggiato o acquistato. 

Contando sullo sviluppo del mercato del video on demand digitale Chili, che si avvia a chiudere l’anno con circa 10 milioni di euro di ricavi, in crescita rispetto al 2016, ha programmato un ambizioso piano di sviluppo che prevede tra l’altro, a partire dal prossimo anno, una rivisitazione dell’offerta in termini di esperienza del prodotto. Chili ha tra altro ottenuto di recente dalla giunta regionale della Lombardia finanziamenti per oltre 1 milioni di euro, impegnandosi a investire oltre 3 milioni in ricerca e sviluppo e ad assumere venti figure qualificate.

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