Pubblicità occulta, l’Antitrust ammonisce influencer e brand: «Sui social siate trasparenti»

Fedez, la Ferragni, Belen Rodriguez e Adidas destinatari, tra gli altri, di una lettera dell’Autorità che li sollecita a rendere chiari i post pubblicitari o promozionali attraverso hashtag specifici

di Simone Freddi
24 luglio 2017
Influencer-antitrust

Dall’Antitrust arriva un “cartellino giallo” ad alcuni brand e personaggi pubblici italiani sul tema della pubblicità occulta via social.

Nell’ambito di indagini svolte sul tema dell’influencer marketing, l’Autorità ha inviato lettere di “moral suasion” a una serie di influencer e società titolari di marchi visualizzati senza l’indicazione evidente della possibile natura promozionale della comunicazione.

In tali lettere – indirizzate tra gli altri, secondo Repubblica.it, a Fedez, Chiara Ferragni, Anna Tatangelo, Melissa Satta e Belen Rodriguez, ma anche aziende come Adidas e Alberta Ferretti – il Garante ricorda come il divieto di pubblicità occulta debba essere applicato anche con riferimento alle comunicazioni diffuse tramite i social network, e sollecita brand e influencer alla massima trasparenza e chiarezza sull’eventuale contenuto pubblicitario dei post pubblicati.

L’invito è quello di usare hashtag come #pubblicità, #sponsorizzato, #advertising, #inserzioneapagamento, o, nel caso di fornitura del bene ancorché a titolo gratuito, #prodottofornitoda seguito sempre dal nome del brand.

In attesa di un futuro intervento legislativo sul tema, per il quale la Camera ha già dato mandato al Governo, anche l’Antitrust prende quindi posizione sul tema della trasparenza nell’ambito dell’influencer marketing, ritenuto particolarmente insidioso in quanto – sottolinea il garante – è in grado di privare il consumatore delle naturali difese che si ergono in presenza di un dichiarato intento pubblicitario.

Tale fenomeno sta assumendo dimensioni sempre crescenti, in ragione della forte relazione che gli influencer riescono a instaurare con i followers-consumatori, i quali possono percepire le comunicazioni “promozionali” come consiglio derivante dall’esperienza personale e non come comunicazione pubblicitaria.

Il tutto può essere acuito da una non totale trasparenza di questa attività, accentuata magari – come nota la stessa Antitrust – dall’utilizzo nei post di “immagini riprese in ambiente domestico e realizzate con tecniche fotografiche non ricercate”, oppure dall’uso di “commenti enfatici”.

Per queste ragioni, in Italia come nel resto del mondo si sta facendo strada la necessità di mettere dei paletti all’influencer marketing, per salvaguardare l’utente e garantirgli una maggiore trasparenza. Rimane da stabilire quale strategia possa risultare la più idonea a regolamentare efficacemente il settore senza mortificarne il potenziale, in considerazione anche delle specificità dei social media, canali “liberi” per eccellenza. Negli scorsi giorni, su Engage ci siamo occupati dell’argomento, chiedendo anche l’opinione di diversi esperti del settore.

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