Netflix è arrivato in Italia: cambierà la televisione?

Da qui a pochi anni la società guidata da Reed Hastings punta a conquistare un terzo del pubblico italiano e a rivoluzionare il modo di intendere il consumo televisivo. Ci riuscirà? Intanto gli altri big della tv non stanno a guardare

di Alessandra La Rosa
22 ottobre 2015
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Reed Hastings

Eccoci arrivati all’appuntamento con il 22 ottobre, giorno in cui Netflix, la tv online più famosa del mondo, arriva anche in Italia. Il giorno in cui, come recitava la campagna di pre-lancio partita a inizio ottobre, “niente sarà più come prima” per la televisione italiana.

Proclama ambizioso? Certamente Reed Hastings punta alto. In occasione della conferenza di presentazione del servizio alla stampa italiana, il numero uno di Netflix ha descritto la piattaforma come «la più grande rivoluzione della televisione mondiale, dopo l’avvento del colore».

«La televisione – ha spiegato – in buona sostanza è ferma da cinquant’anni. Ha aumentato i suoi standard di qualità ma, sostanzialmente è rimasta sempre la stessa. Internet e tutte le tecnologie che sul suo uso si fondano, come gli smartphone o i tablet, sono andati molto più veloci e in dieci anni, da quando è uscito il primo iPhone ad oggi, la velocità di innovazione è stata vertiginosa. Ora la stessa velocità può innestarsi sulla televisione e cambiarne le regole». Le regole della narrazione, innanzitutto, «niente pubblicità, niente vincoli di orario», ma anche la gestione del tempo degli spettatori, che da un modello, quello proposto dalla televisione lineare, fatto di programmi che vanno in onda  il tal giorno alla tal ora, passerà ad un altro caratterizzato dal click and view, cui peraltro i più giovani (ossia i telespettatori dei prossimi decenni), sono già abituati.

Da qui a pochi anni Netflix punta a conquistare un terzo del pubblico italiano. Solo il tempo potrà dirci se la sua scommessa sarà stata azzeccata o un buco nell’acqua in un Paese, come il nostro, piuttosto restio ai cambiamenti.

Quel che è certo è che, dall’altra parte, ci sono i big della televisione italiana, i quali, pur minimizzando la portata di Netflix, dall’altro sempre più ultimamente potenziano la loro offerta online, testimoniando come la presenza di un nuovo competitor si stia in qualche modo facendo sentire.

Prendiamo Sky, che ha una sua propria offerta di streaming online on demand, Sky Online, la quale dà accesso sui principali dispositivi connessi a internet, in streaming, a una selezione dell’offerta del broadcaster. Alla domanda di un giornalista sul lancio italiano di Netflix, qualche giorno fa l’ad di Sky Italia Andrea Zappia ha risposto: «Ho uno straordinario rispetto per il loro lavoro. Sono non bravi, bravissimi. Però è un po’ vecchiottino in Italia. Noi oggi abbiamo 2 milioni e 800 mila famiglie che utilizzano contenuti via internet, che è quello che fa anche Netflix. Con la differenza che noi abbiamo contenuti molto più freschi, ricchi. Quindi, ben venga Netflix. E’ presente in tutti i paesi in cui Sky compete e farà bene anche qui. Ma di certo non è una rivoluzione, nè ci preoccupa».

D’altra parte, proprio oggi, mentre Netflix debutta in Italia, Sky Online lancia una nuova promozione che, ai nuovi iscritti, dà diritto ad un mese di prova gratuito, esattamente come il periodo di prova offerto per i nuovi clienti Netflix, e con le stesse regole di disattivazione. E pianifica sui principali siti internet una campagna particolarmente impattante a sostegno, con una skin che presenta visivamente tutta la ricca offerta di contenuti di Sky Online accompagnata dal claim “Nessuna internet tv è come Sky Online”, che pare invitare neanche troppo velatamente a un confronto con il nuovo arrivato.

Poi c’è Rai, che, secondo quanto riporta Repubblica.it, starebbe lavorando a una propria piattaforma digitale con contenuti premium a pagamento. Il direttore generale Antonio Campo Dall’Orto punterebbe infatti a realizzare un’offerta via cavo e via internet alimentata sia da pubblicità che da un fee di abbonamento, che darebbe accesso a contenuti di qualità. E per quanto ancora non ci sia nulla di stabilito, la neo presidente della Rai Monica Maggioni conferma l’importanza di una “digitalizzazione” della tv di stato: «Su un punto non può esserci discussione: stare fuori da quel settore, oggi, significa regredire».

Infine, Mediaset. Anche il Biscione ultimamente ha puntato a potenziare la sua offerta di contenuti on demand, attraverso i servizi Infinity e Premium Online, e già da tempo ha dimostrato un forte interesse nei confronti delle nuove piattaforme digitali, dove con 4,7 milioni di video visti al giorno (1,5 miliardi di video visti all’anno) è per distacco il primo editore di video online, grazie anche ai 28 milioni di app scaricate, 3 milioni di follower su Twitter e 20 milioni di fan su Facebook.

Quel che è certo è che l’arrivo di Netflix in Italia è una scintilla che contribuirà sicuramente a dare fuoco a un mercato, quello della tv in streaming, che al momento in Italia vale appena 40 milioni di euro, ma che negli altri Paesi europei sta diventando un trend particolarmente significativo: ITMedia Consulting stima infatti che il totale dei ricavi derivanti dall’offerta Vod in Europa Occidentale sarà di 2,14 miliardi già a fine del 2015 e raggiungerà 3,85  miliardi nel 2018, con una crescita media annua del 22%.

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