Il Native advertising come “ponte” tra desktop e mobile? Sì, secondo Yahoo

Nuove soluzioni di comunicazione e strumenti avanzati di misurazione al centro del seminario sul mobile tenuto martedì a Milano da Yahoo e comScore

di Simone Freddi
30 settembre 2014
Nuove soluzioni di comunicazione e strumenti avanzati di misurazione al centro del seminario sul mobile tenuto martedì a Milano da Yahoo e comScore

Fare advertising non è più come una volta. Non fosse bastato lo scossone alle logiche acquisite provocato da internet, è stato il mobile a dare il colpo di grazia.

Un dato su tutti racconta l’essenza del problema, raccolto da Yahoo ed enunciato da Patrick Albano, head of solutions Emea della compagnia di Sunnyvale. L’82% dei marketer afferma l’intenzione di investire di più sui nuovi device; il 79%, allo stesso tempo, ritiene di non aver successo sulle nuove piattaforme.

Per questo, Yahoo – oltre 400 milioni di utenti mobile nel mondo e proprietaria di alcuni dei servizi digitali più utilizzati come Flickr, Tumblr e Flurry – ha organizzato martedì a Milano, insieme a comScore, il seminario Where are tomorrow’s users going today?, dedicato alla monetizzazione e alla misurazione della campagne mobile.

La distribuzione degli utenti su piattaforme diverse sta mettendo, com’è noto, in imbarazzo tanto gli editori, che si sono visti costretti in breve tempo a dover riprogettare completamente la propria architettura e la proposta di contenuti, quanto gli advertiser, alle prese con utenti sempre più sfuggenti e comunque poco raggiungibili con le tecniche tradizionali. L’esempio più lampante è quello delle App. Infatti, mentre nel mobile browsing si riescono ad “adattare” in maniera più o meno efficace le creatività usate per l’online, con le Applicazioni, da cui passa l’85% del traffico internet su mobile, l’invasività dei banner risulta palesemente fuori contesto.

Ecco dunque che serve una “soluzione ponte”, che Yahoo individua nel Native advertising, che la compagnia sta utilizzando con successo negli Stati Uniti già dallo scorso anno grazie alla soluzione Yahoo! Gemini Native Advertising, ora disponibile anche in Italia e più in generale verso (quasi) tutti gli 800 milioni di utenti unici di Yahoo nel mondo. Si tratta, ha spigato Davide Corcione, head of Agency di Yahoo Italy, di un formato in stream perfettamente adattabile a qualsiasi contenuto e dispositivo, dalle news alla mail fino alle social properties di Yahoo!, fruite sia in browsing sia via app.

A sostegno di quanto detto, Yahoo ha presentato anche una ricerca, effettuata su un campione di 1400 casi rappresentativo della popolazione italiana online. Ne è emerso che il 93% degli utenti “vede” i native ads su desktop pc, percentuale che resta elevata anche su mobile: l’85% ha percezione degli ads, ben 21 punti percentuali in più rispetto alla media dei classici banner. Inoltre, la media di ricordo dell’annuncio si colloca, a seconda del contesto, tra il 30 e il 50%. Senza contare una percezione complessivamente positiva: i native ads sono infatti percepiti come più discreti, meno invasivi e più integrati con il contenuto.

I vantaggi sono evidenti: «Il Native garantisce grande visibilità nel mondo vecchio come in quello nuovo, creando engagement e awareness, ed ha quelle caratteristiche di soluzione “ponte” tra dispositivi e piattaforme diverse», ha concluso Corcione, annunciando che Yahoo è pronta ad estendere a nuovi editori terzi la sua tecnologia Native.

Fabrizio Angelini

Il seminario ha fornito anche l’occasione di conoscere le ultime novità in merito alla validazione e al tracking delle campagne di casa comScore, rappresentata nell’occasione dal vice president Owen West e da Fabrizio Angelini, ceo di Sensemakers, società che ne commercializza le soluzioni in Italia.

Quest’ultimo ha affrontato alcuni dei nodi critici della misurazione online, come la Viewability e le fake impression, in grado di falsare i risultati delle campagne. Nel quadro internazionale, la situazione italiana appare complessivamente positiva: il livello di impression complessivamente “sprecate” è infatti sotto alla soglia del 50% (a differenza di Francia e Uk), e anche il dato sulla Viewability – 50% degli ads rispettano i parametri di visibilità fissati da comScore – è ben al di sopra della media europea: l’avanzatissimo mercato britannico, per confronto, si ferma al 38%.

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