Hearst Italia, arriva Esquire. Il lancio a metà ottobre, il progetto sarà digital first

Il gruppo guidato dal ceo Giacomo Moletto porta nel nostro paese il celebre brand editoriale maschile

di Andrea Salvadori
13 settembre 2017
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Hearst Italia si appresta a lanciare in Italia il marchio Esquire. E per farlo punta tutto sul digital.

La versione nazionale e digitale del celebre magazine maschile statunitense debutterà online intorno alla metà di ottobre e sarà guidata da Giampietro Baudo, editor in chief Fashion&Business Development, e Timothy Small, Editor in Chief Editorial Development. Martedì 19 settembre, all’inizio della Settimana della moda, Hearst, gruppo guidato nel nostro paese dal ceo Giacomo Moletto, presenterà il progetto editoriale nel corso di un cocktail alle Gallerie d’Italia, a Milano in Piazza Scala. Evento a cui tra l’altro saranno presenti anche i direttori delle edizioni degli altri paesi dove è pubblicato Esquire. Ad occuparsi del progetto è in particolare Hearst Digital, la società aperta quest’anno in Svizzera cui fanno capo tutte le strutture che realizzano contenuti digitali in Hearst.

Esquire è un brand che ha fatto la storia del giornalismo mondiale: fondato nel 1933 negli Stati Uniti, ha visto tra i suoi collaboratori firme come Ernest Hemingway e F. Scott Fitzgerald e i rappresentanti del cosiddetto “new journalism” degli anni Sessanta, Tom Wolfe, Norman Mailer e Gay Talese, tra gli altri.  Oggi Esquire vanta 28 edizioni nel mondo, traduzioni in 15 lingue e una presenza in 46 paesi, nonché 21 siti web per un totale di oltre 11,3 milioni di visitatori unici e 71,5 milioni pagine viste. La diffusione globale è di 1,9 milioni di copie con una readership di circa 8,6 milioni, fa sapere Hearst.

L’edizione italiana di Esquire, si legge nella nota, approfondirà tutte le passioni maschili e i temi lifestyle, moda, politica ed economia del nostro paese, in un costante dialogo con la rete mondiale, così come avviene per altre testate internazionali del gruppo Hearst.

“Sono felice di entrare a far parte della squadra di Esquire, testata blasonata, dal pensiero internazionale, che ha scritto e che sta scrivendo una pagina importante nella storia dello stile contemporaneo”, commenta Giampietro Baudo, con esperienze passate in Class Editori e Condé Nast. “Il suo approccio intelligente, il suo mood elegantemente cool e il suo touch ironico contribuiranno a definire una visione nuova e innovativa nel panorama dei maschili made in Italy. Fondendo le radici americane con un savoir faire creativo tutto italiano”.

Aggiunge Timothy Small, cresciuto professionalmente in Vice Italia, dal 2005 al 2013, e dal 2014 al 2017 direttore dell’area Content di Alkemy digital_enabler: “L’Italia è un paese con una grande tradizione e offerta di femminili e con una spiccata assenza di maschili di grandi numeri e qualità. In questo senso, Esquire è il brand che mancava, con un nome forte e riconoscibile, un marchio rotondo, strutturato e ricco, con forti tradizioni che partono dal reportage e arrivano al lifestyle, allo stile e all’entertainment. Con questa incarnazione porteremo anche da noi l’heritage americano e internazionale di Esquire, declinato con una forte impronta italiana”.

Conclude Francesco Magnocavallo, digital editorial director di Hearst. “Esquire è nato molte volte nella sua lunga esistenza, e siamo onorati di poterlo pubblicare in questa nuova versione, moderna e mediterranea. Crediamo che l’uomo italiano abbia bisogno di un’asticella molto alta: quella fissata da Gingrich nei primi anni ’60, quando Esquire si è imposto come campione del New Journalism”.

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