Google accelera il mobile web con AMP. Tra i partner La Stampa

La soluzione tecnologica sviluppata da BigG aiuterà i publisher a mostrare “articoli istantanei” sui nuovi device, migliorando la fruizione di contenuti e advertising. Tra gli editori che utilizzeranno il sistema, il quotidiano diretto da Mario Calabresi. A loro andranno i ricavi degli articoli distribuiti attraverso il tool

di Alessandra La Rosa
07 ottobre 2015
google-amp

Le ipotesi si sono rivelate vere: oggi, 7 ottobre, con due conferenze stampa in contemporanea a New York e a Londra, Google ha ufficialmente presentato Accelerated Mobile Pages (AMP), una nuova soluzione tecnologica che aiuterà i publisher a mostrare “articoli istantanei” alle persone che usano i loro servizi su mobile.

Questa nuova tecnologia nasce per ovviare al problema della lentezza di caricamento delle pagine tipica della navigazione da mobile, soprattutto quando si visitano siti particolarmente “ricchi” a livello multimediale (ad esempio con video e animazioni) o con inserzioni adv particolarmente “sofisticate”. Un fenomeno abbastanza frequente, visto che molta gente, ironicamente, ha già ribattezzato il world wide web “world wide wait”, e che nella maggior parte dei casi porta il lettore ad abbandonare la pagina prima del suo caricamento, con conseguenti ricadute per gli editori e i loro inserzionisti.

Il progetto si basa sul protocollo AMP HTML: un nuovo framework costruito interamente sulla base di tecnologie web esistenti che permette ai siti web di costruire pagine web leggere. Potrebbe in effetti sembrare qualcosa di simile agli Instant articles di Facebook e ad Apple News (quest’ultimo un aggregatore di fonti non ancora disponibile in Italia), visto che in tutti e tre i casi si parla di un nuovo modo di distribuire le news. Ma c’è una differenza: nel caso di AMP infatti si tratta di un progetto aperto a chiunque lo voglia utilizzare. Il codice sorgente, in continua evoluzione, da oggi è disponibile su GitHub.

Al momento AMP viene lanciato sotto forma di demo su Google, mentre dall’inizio dell’anno prossimo si trasformerà in un vero e proprio prodotto.

Le pagine prodotte dagli editori in formato Amp saranno “cachate” e distribuite da Google, mentre ricavi pubblicitari e traffico realizzati da AMP saranno attribuiti agli editori.

Diversi gli editori con cui Google ha lavorato al progetto, e che lo adotteranno nei mesi a venire, tra cui spicca anche, unico italiano, La Stampa, già partner della Digital news initiative (Dni), associazione fondata la scorsa primavera da Google insieme a otto testate europee (oltre a La Stampa, Faz, Die Zeit, El Pais, Guardian, Financial Times, Les Echos e Nrc). Insieme al quotidiano torinese (il direttore Mario Calabresi ha partecipato alla conferenza stampa newyorkese di Google), tra le testate che hanno contribuito a definire lo standard Amp ci sono anche il New York Times, il Washington Post e Buzzfeed, oltre a piattaforme digitali come Twitter, Pinterest, Linkedin, WordPress, Parse.ly e Chartbeat.

Il progetto AMP, comunque, non si ferma qui. “Nei prossimi mesi – sottolinea  lavoreremo con gli altri partecipanti al progetto per sviluppare più funzionalità, focalizzate su tre differenti aree: contenuto, distribuzione e advertising”. Per quanto riguarda quest’ultima, Besbris spiega: «La pubblicità aiuta a finanziare servizi e contenuti gratuiti sul web. Con le Accelerated Mobile Pages vogliamo supportare una vasta gamma di formati, reti e tecnologie pubblicitarie. Ogni sito che utilizzerà l’AMP HTML manterrà la possibilità di scegliere il network pubblicitario, così come formati che non penalizzino l’esperienza mobile. Anche il supporto degli abbonamenti e dei paywall è una componente strategica del progetto. Lavoreremo con gli editori e gli altri attori del settore per definire i parametri di un’esperienza pubblicitaria che garantisca quella velocità a cui puntiamo con AMP».

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