Bing “cripta” le ricerche. Le singole query degli utenti non saranno più accessibili ai marketer

A partire da questa estate, webmaster e inserzionisti non potranno più conoscere le stringhe di ricerca usate dai singoli utenti. Marco Loguercio (FIND): «Per gli addetti ai lavori italiani, l’impatto è minimo. Diverso il discorso negli Usa».

di Simone Freddi
16 giugno 2015
bing-logo

Dopo Google e Yahoo, anche Bing imbocca la strada della crittografia. A partire “dall’estate”, il motore di ricerca di Microsoft utilizzerà di default il protocollo Https, introdotto come opzione un anno e mezzo fa.

L’immediata conseguenza di questa novità, introdotta nel nome della privacy degli utenti, sarà che i webmaster e gli inserzionisti pubblicitari ma potranno più osservare le query dei singoli utenti attraverso i più comuni strumenti di analisi del traffico come Google Analytics, anche se sarà ancora possibile ricavare indicazioni e analisi di performance più generiche, come le classifiche delle parole più ricercate. «Nelle piattaforme di web analytics, le query utilizzate dagli utenti su Bing per arrivare sul tuo sito saranno sostituite dall’ormai famigerato “not provided” o formule simili, a seconda della piattaforma», conferma Marco Loguercio, esperto di Search e fondatore dell’agenzia FIND.

Il cambiamento sarà effettivo “questa estate”, scrive Microsoft sul blog di Bing, e comporterà un aumento di traffico proveniente da https://www.bing.com invece che da http://www.bing.com. Microsoft utilizzerà una stringa di codice con cui “i marketer e i webmaster potranno identificare il traffico proveniente da Bing”, ma che non includerà il contenuto delle query.

“While this change may impact marketers and webmasters, we believe that providing a more secure search experience for our users is important”, si legge nel blog post di Bing. La casa di redmond quindi ammette come il cambiamento potrebbe disturbare le iniziative di advertising e di marketing, ma a fronte del bene superiore di offrire agli utenti “un’esperienza di ricerca più sicura”.

Del resto Microsoft non è la sola ad aver abbracciato l’Https, ma semmai arriva tardi: già nel 2011 Google ha cominciato a crittografare il traffico dati delle ricerche, estendendo successivamente questa pratica anche ai clienti adwords, mentre Yahoo ha introdotto l’Https nel proprio motore lo scorso anno.

Gli strumenti di Bing ai webmaster continueranno a mettere a disposizione parole chiave aggregate e classifiche, utili ai gestori dei siti per analizzare le performance di traffico e capire come incrementarle. Gli inserzionisti pubblicitari, inoltre, potranno osservare quali query di ricerca hanno attivato i propri ads di Bing utilizzando il Search Query Terms Report, completo anche di ulteriori indicatori come click, impression e conversioni delle campagne.

A spiegarci meglio le conseguenze della novità è sempre Marco Loguercio: «Se per le campagne di paid search ci sarà ancora modo di connettere le parole chiave acquistate alle perfomance portate a termine sul sito, nel momento in cui entrerà in vigore il cambiamento chi vorrà vedere quali parole chiave abbiano portato traffico da ricerche naturali su Bing potrà farlo solo attraverso la piattaforma Bing Webmaster Tools, che però deve essere preventivamente attivata, così come oggi accade per la Google Search Console, processo non sempre così immediato, perché necessita di un minimo di interazione col server o col sorgente della homepage. Si perderà in ogni caso la connessione tra parola chiave utilizzata e percorsi di navigazione (ed eventuali azioni) compiuti dagli utenti sul sito».

«Per noi addetti ai lavori italiani – continua il fondatore di FIND – l’impatto di questo cambiamento è minimo; dopo quello che ci ha fatto Google negli ultimi anni, perdere le query di una percentuale minima del traffico (nella maggior parte dei progetti che seguo, Bing pesa meno del 2% sul totale del traffico organico, pur con buona visibilità) non è un grande peso. Anche perché, fortunatamente, abbiamo imparato a ragionare sempre meno in termini di “parole chiave” e molto di più in termini di contesti di ricerca».

Diverso invece è il discorso negli USA, dove, spiega Loguercio, «formalmente la quota di mercato di Bing è arrivata al 20% secondo i dati di Comscore di aprile di quest’anno e i volumi di ricerche quotidiane sono elevatissimi, quindi la mole di dati che non avremo più a disposizione direttamente nelle piattaforme di web analytics non mancherà di generare qualche dispiacere soprattutto a chi gestisce siti di commercio elettronico e agli editori, oltre che alle agenzie».

L’adeguamento di Bing agli standard di sicurezza già adottati da Google e Yahoo era comunque atteso dai professionisti. «Qualcosa era nell’aria già da diversi mesi, ce lo aspettavamo», conclude Loguercio.

 

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