Socialtutto

di Maurizio Mazzanti

Maurizio Mazzanti, dal 2000 al 2017 è stato socio e direttore creativo di E3. Ha aperto un blog nel 2001 ma nessuno lo ha mai visto, sa dire PPM dal 1996 ed è sempre always on

Tinder, LinkedIn e le altre app di dating

Gli addetti ai lavori che lavorano nel marketing e nella comunicazione e in particolare quelli della sfera digitale molto probabilmente sono iscritti a LinkedIn da così tanti anni da ricordarsi quando questo social network era un ambiente di nicchia e fra i contatti era difficile trovare un veterinario o il proprio edicolante.

Grazie alla funzione che permette di esportare tutti i contatti compresi di data e ora di connessione ho potuto vedere che sono iscritto da marzo 2004, molto probabilmente su invito del mio primo contatto, e che sia quell’anno che gli anni seguenti le persone nella mia rete erano le stesse che avrei incontrato a IAB Forum.

Nonostante questo numero limitato di presenze fin da subito uno dei cardini del social network era la teoria dei 6 gradi di separazione, quella teoria per cui di connessione in connessione con 6 passaggi era possibile raggiungere chiunque, dal presidente Bush Jr in carica in quegli anni a una persona presa a caso fra 6 miliardi di individui.

Ora non so se potesse essere veramente così all’epoca ma sicuramente oggi dopo quasi 15 anni dalla nascita di questo social network, nato per la cronaca un anno prima di Facebook, le connessioni all’interno della piattaforma sono così tante che forse è possibile veramente essere in contatto con Donald Trump. Ad aprile l’azienda ha dichiarato di avere superato i 500 milioni di iscritti e dal momento che è improbabile che nel mondo esistano mezzo miliardo di professionisti del marketing digitale è evidente che il social network dedicato al business è diventato di uso comune anche fra i veterinari e fra tante altre categorie professionali.

Siamo alla fine degli anni ‘10, per moltissime persone il digitale è sinonimo di Facebook e Facebook è sinonimo di social network per cui è normale aggiungerne uno nuovo alle proprie abitudini di navigazione.

Ed è così che ci sono 75.000 persone che alla voce “datore di lavoro” hanno pensionato e 30.000 che sono impiegate preso mamma e affini.

Io invidio i pensionati e sono convinto che la mamma sia il lavoro più importante del mondo ma se LinkedIn inserisce le gif buffe nel proprio sistema di messagistica (per un breve periodo, ora mi sembra non siano più attive) poi non meravigliamoci se per molte persone è un social come un altro dove augurare buongiorno con le frasi di Osho, spammare assicurazioni sulla vita e broccolare.

Sì perché è sempre più frequente leggere i post di donne che lamentano – e a ragione aggiungo – di uomini che su questa piattaforma un minuto dopo l’add chiedono il date. Il fenomeno è così diffuso che sono nate app come http://belinkedapp.com per puntare direttamente alle persone single e questo è profondamente sbagliato.

BeLinked è un effetto, non è una causa, è la conseguenza dell’ampliamento della base utenti e della ancora poca esperienza digitale di ampie fasce della popolazione, le quali sono sicuro otterrebbero più risultati se sapessero che esistono Tinder, Badoo o Meetic. La rete e i social network sono ambienti che non hanno raggiunto la maturità, LinkedIn ha solo 14 anni di vita e si sa che a 14 anni la tempesta ormonale non fa ragionare con il cervello ma i segnali di crescita esistono e sono sicuro che fra qualche anno non ci saranno più siti come https://creeped.in dove segnalare i marpioni poco professionali del social network professionale.

Non perché i marpioni avranno raggiunto la pace dei sensi ma perché nel frattempo avranno capito che su LinkedIn si parla di lavoro.