Socialtutto

di Maurizio Mazzanti

Maurizio Mazzanti, dal 2000 al 2017 è stato socio e direttore creativo di E3. Ha aperto un blog nel 2001 ma nessuno lo ha mai visto, sa dire PPM dal 1996 ed è sempre always on

Gli anticorpi positivi della Rete

La Rete ci ha abituato a fenomeni virali che durano lo spazio di un pomeriggio e che a distanza di 48 ore cadono nel dimenticatoio.

Quando è stata l’ultima volta che avete visto il video di Gino il Pollo che sulle note di “Tu vuò fà l’americano” di Carosone canta “Tu vuò fa’ ‘o talebano”? All’epoca per qualche giorno è stato il video virale più visto dalla Rete italiana.

Per passare dal faceto al serio qualcuno sa – senza usare Google – se poi Joseph Koni è stato arrestato? Il documentario Koni 2012 è stato stimato come il video virale più diffuso della Rete.

I tormentoni, i video virali, talvolta anche certi meme hanno vita breve e diventano argomenti obsoleti nell’arco di pochi giorni. Per questo scrivere di Katia Ghirardi, direttrice di una filiale di Intesa San Paolo in provincia di Mantova, a distanza di due settimane da quel 3 ottobre – che quella donna ricorderà a vita – può apparire inutile.

Ma non è sul video che voglio ragionare, quanto piuttosto su come in Rete sia maturata quasi immediatamente una spontanea presa di coscienza positiva atta a prendere le difese della sventurata direttrice di banca.

La mia impressione è che a una primissima ondata di scherno sia nata una risposta più responsabile e attenta alle conseguenze personali e private di quella indesiderata visibilità. Una reazione indice di maturità, come se dopo 10/15 anni di fenomeni virali una parte di persone abbiamo imparato a comportarsi e contrastare chi, invece, approccia la Rete con lo stesso spirito dei bimbi che dicono le parolacce per ridere e far ridere.

Forse è un segnale di crescita, non dimentichiamo che siamo in Rete e sui social da troppi pochi anni per averne maturato una coscienza.

Sarebbe utile che questi prodromi di “anticorpi positivi” contagiassero anche chi ha il potere di amplificare.

Fra i primi responsabili della diffusione virale ci sono programmi radiofonici, giornali che si sono limitati a dare risalto alla ridicolaggine del video in nome di una view, Youtuber che hanno gettato benzina sul fuoco facendo pensare che fosse giusto prendere per il sedere quella persona.