What People Want

di C.Boldrini e M.Ilari

Un blog curato a quattro mani da Carlo Boldrini e Manuela Ilari, rispettivamente CEO e CCO della agenzia di comunicazione indipendente Pil associati. What people want: individuare le informazioni più rilevanti sulle tendenze attuali che plasmeranno il futuro.

Oriente e Occidente: scambio continuo di virtuosismi, stili e tendenze

Si è aperto martedì a Firenze il Pitti Uomo 93, uno dei più importanti saloni al mondo della moda maschile.

Sono 1.243 i marchi che espongono le proprie collezioni autunno-inverno 2018-2019.

Il 45% degli espositori sono stranieri, non male per una fiera che intende promuovere la moda italiana e internazionale, in un luogo che privilegia la cultura Made in Italy.

L’Italia possiede una filiera industriale di altissima qualità che andrebbe sviluppata attraverso investimenti tecnologici, come i finanziamenti dell’Industry 4.0 e con la formazione dei giovani, rendendoli pronti al mondo del lavoro. Oggi gli accordi internazionali, che valorizzano la sostenibilità e l’origine dei prodotti, sono impegnati a contrastare la contraffazione.

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Pitti è anche la sede opportuna per discutere di un altro trend emergente: la moda orientale parla italiano. Ne è testimone Alessandro Bastagli che di recente ha acquisito il marchio cinese Shanghai Tang, colosso del lusso (attualmente presente solo nel mercato orientale): “Oggi dobbiamo fare il percorso inverso – ha detto -, siamo noi occidentali a dover andare in Oriente”.

Così mentre Uniqlo, l’azienda fast fashion giapponese, approda in Italia, i brand seguono le mode del momento puntando sempre di più su capi casual ed essenziali che possano durare nel tempo.

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L’Oriente ha sempre occupato un posto speciale nella moda europea. Nel mercato globale contemporaneo prodotti e servizi circolano più o meno liberamente e il rapporto tra Oriente e Occidente sta mutando in modo radicale. L’Asia oggi concorre con i principali continenti occidentali come l’Europa e gli Stati Uniti, non soltanto per la crescita del suo sistema economico, ma anche da un punto di vista culturale, cercando di imporre le proprie concezioni. Nella competizione tessile-moda degli ultimi anni, il caso Italia-Cina offre diversi spunti di riflessione sul ribaltamento dei ruoli. La “China fever” ha persuaso l’alta moda italiana, da Moschino a Valentino, da Armani ad Alberta Ferretti. La relazione tra i due paesi riproduce vecchi stereotipi orientalisti e al tempo stesso attiva nuove prospettive, sia nell’ambito dello stile, sia in quello dell’industria.

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L’Asia oggi rappresenta il luogo principale per individuare delle novità. Nell’epoca in cui il fast fashion avanza, il Giappone continua a influenzare stylist e designer. Il Sol Levante, col suo fascino irresistibile, enfatizza e interpreta quella ricerca di stile e stravaganza che seduce il mondo della moda declamando una vera rivoluzione giapponese nel fashion. Una convinzione che ha rinforzato il preconcetto di una contrapposizione tra mutamento e continuità, tra modernità e passato.