The Big Answer

di Antonio Filoni

Antonio Filoni si occupa di ricerca dal 2002 e in ambito digitale dal 2005. È oggi business executive di una delle più innovative agenzie di ricerca: Duepuntozero Doxa. Appassionato di musica, cinema e serie TV, vive la vita "in ascolto" perché ogni giorno si può ricevere un insegnamento. È sposato e ha due figli maschi che sta crescendo a pane e supereroi!

La croce sui sondaggisti? Tra verità e falsi miti

Ogni tornata politica negli ultimi anni ha generato grande imbarazzo al mondo dei sondaggi.

Il perché è facile, le previsioni sono state sconfessate dal risultato reale.

È successo in Italia con le ultime elezioni politiche, in Gran Bretagna con la Brexit ed è riaccaduto negli USA con la vittoria di Trump.

Per spiegare il perché questo accada purtroppo non basta un semplice post, ma proverò a darvi alcuni spunti.

La mia riflessione parte da qui: gli ultimi 20 anni hanno portato cambiamenti radicali nella popolazione (italiana e mondiale).

Di seguito vi scrivo alcune semplici domande che vi faranno capire il grande problema che stiamo vivendo nel mondo dei sondaggi.

Quante persone hanno il telefono in casa?

Quanti rispondono? E a che ora? A chi si risponde e a chi no?

Se sul cellulare arriva una chiamata sconosciuta quanti rispondono?

Quanti si collegano ad internet? Lo fanno tutti i giorni?

Cosa significa essere iscritto ad un Panel online e come viene gestito?

Quanti usano i Social? Quali?

Gli influencers… pesano? E quanto?

Cosa leggiamo su Facebook? Perché si condividono bufale?

Come si pone in maniera neutrale una domanda dai temi etici, religiosi o politici?

Avete risposto a tutte le domande?

E ve ne sarebbero molte altre…

È chiaro che non sia un problema di una metodologia verso un’altra, non c’è un metodo più infallibile di un altro e l’errore statistico – che piaccia o meno – è sempre da considerare.

Si può provocare dicendo che l’approccio X rispetto all’approccio Y sia più efficace ma la verità è che non vi sono soluzioni semplici (anche Nate Silver ha toppato…).

Alcuni, i più temerari, hanno azzardato che grazie ai big data, all’AI ed ai social media si può interpretare il vero umore della gente… se avete risposto alle domande sopra capirete quanto sia “debole” (per non usare altri termini) tale affermazione.

La verità scomoda è che bisogna ascoltare – da più lati – tutte le porzioni rilevanti di popolazione, fare analisi sofisticate, utilizzare più metodi di rilevazione e (last but not least) fare le domande giuste e poste nel modo più corretto possibile.

Tutto questo si può fare ma comporta spendere.

Queste tipologie di ricerche e sondaggi costano. Tanto.

Cito una collega: “I sondaggi pubblici, compresi quelli del New York Times, sono spesso usati per fare propaganda o avallare la linea politica del giornale, soprattutto se ha fatto l’endorsement verso un candidato. Sui giornali, anche Italiani, facilmente non leggerete il set completo dei dati di un sondaggio ma solo quello che il direttore della testata vorrà far sapere ai suoi lettori.”

Quasi tutti i sondaggi politici, per le testate giornalistiche o programmi di approfondimento politico del Martedì o di seconda serata, sono condotti in questo modo (#sapevatelo1):

–          poche domande (quindi non esaustivo)

–          raccolte tutte con un metodo (quindi distorsivo)

–          in massimo poche ore, il giorno prima o il giorno stesso del programma (quindi poco eterogeno)

–          attraverso concetti su cui quasi sempre schierarsi (quindi pilotato)

È sbagliato fare un sondaggio in questo modo?

Mettiamola così: è come domandarsi se sia sbagliato fare una pubblicità in cui si vede un bambino che dice che è buono il biscotto della marca XY?

No, non c’è nulla di sbagliato.­ È business!

Sbaglia chi vuole “elevare” un tale sondaggio a verità (scientifica).

Vi chiederete perché allora vengono divulgati?

Semplicemente perché – a chi li divulga – non importa la bontà del dato al 100% ma cosa – partendo dai risultati – si potrà costruire in termini di discussione e dibattito.

Servono – come la pubblicità delle merendine – per “comunicare un messaggio”.

Inoltre, con l’approccio illustrato sopra, i sondaggi costano poco e se ne possono fare tanti (#sapevatelo2).

Se vi rincuora e vi fa stare tranquilli, “sparate al sondaggista”, ma chiedetevi: “chi ha commissionato la ricerca?”.

E – spesso – la risposta la troverete proprio lì.

L’arte del fare la domanda per pilotare la risposta è antica, non fatevi ingannare.