DigitalChina

di Riccardo Porta

Con una sua identità in rete dal 1994, è Digital Marketing strategist per MyBank. Per anni nel consiglio di amministrazione di Netcomm se non lo trovi connesso starà facendo certamennte qualche sport estremo. Per noi parlerà di Cina e digitale

La Camera di Commercio Italo Cinese: intervista con Alcide Luini

Alcide Luini e Riccardo Porta

Alcide Luini è il Segretario della Camera di Commercio Italo Cinese ed è stato il Direttore Generale della Fondazione Italia Cina. E’ una persona carismatica, piacevole e, senza dubbio, con un grande background sulla Cina.

L’ho incontrato in una mattinata uggiosa ai primi di ottobre nella sede milanese della Camera di Commercio.

 

Per chiarirmi le idee vorrei provare a capire le differenze tra Camera di Commercio e Fondazione.

“La Camera di Commercio svolge una attività di consulenza e di aiuto alle imprese.
Nasce nel novembre del 1970, contestualmente al ristabilimento delle relazioni economiche tra i due Paesi. A quel tempo la Cina era un paese isolato di cui si parlava poco e difficile da raggiungere. Grazie alla lungimiranza di un gruppo di industriali italiani che voleva dare supporto alle PMI italiane che incominciavano a interessarsi a questa nuova realtà si sono poste le basi per costituire la Camera di Commercio Italo Cinese. La Fondazione nasce invece nel 2003 con l’intento di svolgere un’attività più istituzionale e di forti relazioni politiche tra Italia e Cina.”

Che cosa vi viene richiesto più spesso?

“Le aziende che ci contattano per la prima volta richiedono informazioni sul sistema paese e sulle possibilità, sulle opportunità e sulle modalità di collaborazione che la Cina offre nei campi di import-export, così come sugli investimenti. Le aziende che hanno già avviato attività in Cina si rivolgono alla Camera per essere supportati nelle diverse problematiche di natura commerciale, doganale, legale…”

Mi dica la verità: la Cina è ancora una terra dalle grandi opportunità?

“Il nostro rapporto commerciale con la Cina può essere rappresentato da una piramide. La base, che rappresenta l’esportazione di tecnologia e macchinari italiani che ha caratterizzato i rapporti negli anni ’80 e ’90, è ormai più che consolidata. Rimane ora la parte alta della piramide, che rappresenta le grandi eccellenze che l’Italia può offrire. La collaborazione italo-cinese, dovrà individuare nuove aree e nuove forme rispetto al passato – penso ad esempio al settore delle tecnologie ambientali. Uno dei nostri limiti nell’operare con la Cina poca conoscenza di questo Paese: non è vero che basta andare in Cina per fare “affari d’oro”.

Che cosa si sentirebbe di dire a un imprenditore che volesse approcciare quel Paese?

“Deve prepararsi, informarsi su quelle che sono le caratteristiche culturali e comportamentali dei cinesi. Diversamente si corrono dei seri rischi. Purtroppo i rapporti tra Italia e Cina sono stati caratterizzati da grandi delusioni proprio per questo, per la mancanza di conoscenza.”

Poco meno di dieci anni fa, ad Hangzhou, lei ha contribuito ha creare Eurostreet, un polo di aziende italiane di eccellenza. Parliamo di Ferrari, Gucci, Armani, Dolce & Gabbana, Ermenegildo Zegna, Valentino o Alviero Martini. Qual’era l’idea alla base?

“Purtroppo noi italiani ci caratterizziamo – in Cina ed altrove – con una politica del “mordi e fuggi”. I cinesi però non riescono a capire questo approccio, vorrebbero una presenza continuativa. Adesso i grandi gruppi e i grandi marchi lo stanno facendo ma fino a qualche anno fa si continuava a fare interventi localizzati. A causa di questo comportamento siamo stati molto penalizzati rispetto ai francesi o ai tedeschi. Basti pensare a come i francesi hanno conquistato la Cina sul fronte del vino: prima hanno lanciato e consolidato l’idea del vino francese, poi hanno presentato e spinto i singoli marchi. Eurostreet voleva essere una vetrina della gamma del Made in Italy.”

Ma la Cina è solo Shanghai o Beijing? Perché mi sembrano ben presidiate e difficili per lanciare nuovi business.

“Oggi abbiamo due “Cine”. Quella della costa, maggiormente sviluppata a partire dagli anni ’80, dopo la rivoluzione culturale, ha avuto un grande boom uscendo dall’isolamento in cui si trovava. Una seconda Cina, quella dell’ovest che non ha avuto la stessa crescita vorticosa, attualmente sta ricevendo una particolare attenzione del governo per favorire gli investimenti.”

Quali sono le prospettive per la Camera?

“Possiamo individuare due momenti nella storia delle attività della Camera. La prima fase caratterizzata dal privilegiare le azioni a supporto dell’internazionalizzazione delle aziende italiane. La seconda fase, iniziata da qualche anno, riserva una particolare attenzione agli imprenditori cinesi che sono in Italia e a quelli che vengono dalla Cina per ricercare possibili investimenti.”

Quindi il dialogo è già avviato?

“Credo che aiutando la presenza imprenditoriale cinese in Italia daremo un forte contributo a far sì che questa comunità si apra all’integrazione con le diverse realtà italiane e non si rifugi come oggi. Sono fermamente convinto che attraverso l’attività economica-commerciale ne trarrà beneficio anche per superare le difficoltà di integrazione politico-culturale che ha caratterizzato la presenza cinese in Italia”.

Il caso Alibaba, che forse ha fatto accendere maggiormente i riflettori sulla Cina, vi ha portato più lavoro? (in termini di richieste, informazioni, etc)

“In parte sì, come capita per tutte le novità- ovviamente non è che Alibaba sia la soluzione ad ogni problema nell’interscambio tra Italia e Cina. Anche in questo caso la preparazione e la conoscenza diventa indispensabile per avere successo in Cina.”

 

Riferimenti:

Camera di Commercio Italo Cinese, http://www.china-italy.it/it