Socialtutto

di Maurizio Mazzanti

Maurizio Mazzanti, dal 2000 al 2017 è stato socio e direttore creativo di E3. Ha aperto un blog nel 2001 ma nessuno lo ha mai visto, sa dire PPM dal 1996 ed è sempre always on

Google Allo e il Duo in Uno

Google Allo è un instant messenger per smartphone con un bot integrato chiamato Google Assistant. Entrambi i prodotti sono stati presentati all’annuale conferenza I/O dello scorso maggio e Allo è da alcuni giorni disponibile sul mercato, con ottimi risultati di download. È una evoluzione di Google Now, il personal assistant che tiene traccia delle attività, degli appuntamenti, spostamenti, viaggi prenotati e tutto quanto accade tramite gli strumenti digitali.

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In sintesi, Google Allo sono due strumenti in uno. Ma entrambi arrivano in un’arena dove esistono già soluzioni analoghe. Non hanno inventato niente di nuovo e non hanno migliorato in maniera stratosferica quello che già esiste.

In questi primi giorni di vita ha già raggiunto i 5 milioni di download ma la prima impressione che emerge in rete è che la parte migliore dell’app è l’Assistant. La parte di messaggistica fra persone non aggiunge nulla che i vari Whatsapp, Telegram, iMessage, Messenger, WeChat o altri hanno e la possibilità di giocare sulla dimensione dei caratteri non è propriamente una killer app.

E un ambiente che richiede la presenza della propria rete sociale difficilmente viene soppiantato se questa rete manca. Quella delle app di messaggistica è un cane che si morde la coda: se l’app è valida ma non ho amici con cui usarla non la userò e se non ho amici con cui usarla non scoprirò neanche se è valida. Sempre nelle ultime settimane Google ha lanciato anche Duo, un’applicazione smartphone per videochiamate ed è proprio la videochiamata la funzione mancante a Whatsapp per essere uno strumento completo.

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Duo sembra prendere il posto di Hangouts, che a sua volta avrebbe dovuto impensierire Skype.

Ma in questi 18 anni di Google e 16 anni di mia vita lavorativa con il gigante di Mountain View posso dire che non è la prima volta che l’azienda si trova a dover inseguire altri nella costruzione di ambienti sociali, dove l’interazione fra persone è centrale nella vita del prodotto. Credo sia una questione di DNA, quello social è scarsamente presente nell’azienda che ha re-inventato la ricerca di informazioni.

Ora è il turno della messaggistica, si trovano a inseguire ed escono con due applicazioni complementari e separate, dove non è integrato Google Plus e dove non è possibile unire il proprio telefono con il Google Account, dove non esiste la dimensione web ma l’uso è circoscritto allo smartphone. Vedremo ma io per ora non cancello Whatsapp, Telegram e tutte le altre applicazioni dove è possibile mandarmi un messaggio, Snapchat compresa!