Young Corner

di Marco Sbardella

Insight e tendenze sul target young a cura di Marco Sbardella, founder & Ceo di Skuola.net. Con i suoi 5 milioni di utenti unici mese e 18 anni di storia è il punto riferimento per studenti di scuola e università in Italia

Facebook, non è un social per la Gen Z

Parliamo di social e di una nuova presa di coscienza che servirebbe ad intercettare la Generazione Z su questi contesti leisure. Perché ci sono nativi digitali e nativi digitali. Gli adolescenti di oggi, pur condividendo come i ragazzi più grandi una vita scandita dalle nuove tecnologie, hanno modelli di riferimento diversi. Non basta dire social per intercettarli.

Quasi sempre si crede di trovarli su Facebook. Solo che lì non li trovi, non ci sono più, quello ormai è un mondo superato. Chi punta su Facebook non si è aggiornato. Ciò che è ‘virale’ in Rete spesso piace a un pubblico più adulto: fenomeni come The Jackal, Le Coliche, Casa Surace sono molto amati sulle piattaforme sociali ma non dai giovanissimi. Peccato che ancora oggi si osservano piani media per la Gen Z basati principalmente su Facebook. Il rischio è che si perda il target più giovane, il pubblico più sfuggente, che cambia natura ogni sei mesi.

E, allora, dove andare a stanare attualmente gli adolescenti sui social? La risposta è: Instagram, Youtube, Musically (quest’ultimo per la fascia bassa di teen). Lo conferma una ricerca che noi di Skuola.net abbiamo effettuato su 4.000 studenti della nostra community, dagli 11 ai 18 anni, per capire le loro abitudini sui social.

Ebbene, il 65% dei ragazzi ha effettivamente un profilo Facebook ma lo usa col contagocce. Diverso il discorso per Instagram: quasi 9 giovani su 10 (88%) hanno aperto un profilo su questo social e, in più, è quello su cui passano più ore al giorno (lo dice il 40% del campione). Segue Whatsapp: per il 31% è l’App preferita (anche se non si tratta propriamente di una piattaforma sociale). Per trovare il secondo social più usato bisogna scendere fino a quota 13%, quella raggiunta dai fedelissimi di Youtube.

Oggi sui social si commenta sempre di meno, si tende a conservare l’energia emotiva. Facebook apparentemente ha i numeri ma non la partecipazione. C’è una sorta di pigrizia nell’interazione e si minimizza lo sforzo comunicativo. Si crea sempre di meno e si osserva sempre di più. Sembra un paradosso ma è così. Per questo gli adolescenti stanno su Instagram e Youtube, piattaforme che nascono con una vocazione esplicitamente ‘visual’.

Ogni generazione poi sceglie il suo social di riferimento per distinguersi dalla vecchia e oggi si fa a gara tra i ragazzi ad avere più follower su Instagram, con follower reali piuttosto che fake (si perché sono talmente smart che sanno come comprare follower indiani). Addirittura una delle app più di tendenza è Follower Insight che ti aiuta a capire chi tra i tuoi follower non ti segue più per cosi poi “defolloware” chi non merita più la tua attenzione.

Tornando alla nostra ricerca, si può osservare come un quarto dei giovanissimi (25%) usi i social soprattutto per guardare contenuti. La riprova è il fatto che, ad esempio, tra gli utenti di Youtube la quasi totalità si limita a osservare e solo una sparuta minoranza – circa 1 su 10 – pubblica anche video. Al limite si accede a questi siti per informarsi o rimanere aggiornati (13%). Comunicare è solo la terza scelta (11%). Ovvio, dunque, che Instagram sia la piattaforma più utilizzata anche per seguire brand e influencer: nel primo caso è la prima opzione per il 55% del campione, nel secondo è il social più usato dal 47%.

La fuga dai social tradizionali affonda le radici anche in altre ragioni. Innanzitutto, Facebook è ormai presidiato anche dai grandi, genitori compresi, ed è normale che i ragazzi cerchino nuovi spazi in cui condividere interessi e passioni. Ma, in secondo luogo, perché le conversazioni si fanno sempre più private. Sui social network non si vuole più stare sulla pubblica piazza e ci si concentra sulle immagini. Se proprio si deve ‘parlare’ si usa WhatsApp ma in gruppi chiusi. Le agorà si stanno trasformando in stanze private e non escludo che in futuro ci saranno molti anticonformisti che torneranno a parlare vis-à- vis per conoscersi come si faceva nel secolo scorso, per la felicità di Giambattista Vico.