Chi ha paura del dato cattivo?

di Roberto Carnazza

Laureato in Scienze della Comunicazione all’Università di Bologna, comincia subito la sua carriera lavorativa sul web, nella neonata Yahoo! Italia. Passa poi da Universal Interactive e Profero, per giungere nel 2006 in Starcom Italia, dove ha ricoperto la carica di Digital Director per più di 4 anni. Nel 2010 ha intrapreso una nuova “sfida”, lanciando sul mercato italiano le attività di Weborama, oggi leader europeo nella Data Science con un retaggio storico profondamente ancorato alla tecnologia per la gestione delle attività di marketing online.

La Data Science diventa Pop #2

Dopo un primo appuntamento dedicato agli usi pop dei dati, continuiamo la nostra carrellata, ancora una volta, lasciando la parola a Thierry Bignamini, Head of Client Services di Weborama.

Easy Money

Far quadrare i conti è tra le parti peggiori della vita adulta.

Ti obbliga a venire a patti con la realtà ed ammettere che anche quest’anno non potrai comprare un dirigibile con cui fare rotta sul il Polo Nord e ti costringe, tornato dal lavoro, a rimetterti alla scrivania a fare calcoli.

Perciò cerchiamo tutti di evitare il momento dei conti, cedendo solo quando è ormai inevitabile e resta solo da certificare l’entità del buco.

Per fortuna esistono app che sfruttano dati e algoritmi per fare il lavoro noioso al posto nostro, aiutandoci a risparmiare, e a comprare il dirigibile.

Oval Money, per esempio, è un’app basata sull’idea di resto virtuale. Ogni volta che usiamo la carta di credito, Oval arrotonda all’euro successivo mettendo da parte l’eccedenza.

E fin qui la data science c’entra poco. Ma analizzando le spese di tutti gli utenti è in grado di avvisarci quando qualcuna delle nostre spese fisse si rivela più alta della norma e di suggerirci un modo per diminuirla.

Digit non usa dati di altri utenti, ma applica l’algoritmo per analizzare la situazione di ogni utente e calcolare quanto possa mettere da parte senza accorgersene. Gli autori credono talmente tanto nell’algoritmo da coprire lo scoperto qualora il software sbagliasse i conti.

Kevin Spacey

Nello show-biz da sempre ci si basa su dati e statistiche per prendere decisioni.

Ricerche di mercato, focus group, auditel e top-ten fanno parte dell’arsenale degli A&R e dei produttori da tempo immemorabile. La rivoluzione è monitorare i comportamenti di ogni utente in tempo reale.
Più dati, più freschi e più dettagliati con cui prendere decisioni più rapide.
Organizzare un tour significa far quadrare un’equazione complessa.
Ogni promoter sa quali sono le tappe che garantiscono di rientrare delle spese, ma limitarsi a quelle 3/4 città consolidate per paese significa lasciare a bocca asciutta molti fan.

Questo deve avere pensato Demi Lovato quando ha deciso di scegliere le tappe del 2014 sulla base del numero di shazamate ricevute dal singolo.

Certo, in termini di data science questo approccio è elementare. Si tratta di contare e geolocalizzare le shazamate.

Netflix è andata oltre: tracciando stream e interazioni, ha potuto prevedere il successo di House of Cards e, per questo, ne ha acquistato i diritti per il remake USA.

Non solo: correlando l’amore per certi artisti con l’interesse per certi temi sono stati scritturati Spacey e Fincher.

Ora sapete chi dovete ringraziare per le volte che anziché uscire avete preferito rimanere sul divano a guardare HoC: la data science!

Paranoid Android

Viaggi, tv, risparmio e persino la prevenzione del crimine sono cose meravigliose, ma se pensate che il mondo stia per precipitare in un caos alla Mad Max, vi parranno marginali.

Mentre riempite la cantina di scatolame, acqua e armi non dimenticate di procurarvi qualcuno di questi tool data driven che vi serviranno per affrontare serenamente il day after.

Se temete un’ondata criminale, sarà il caso che iniziate a utilizzare Red Zone Maps al posto del navigatore. Basandosi sui feed della polizia e della community, l’app localizza tutti gli eventi per creare il percorso più sicuro per andare dal punto A al punto B. E se mentre viaggiate gli ex-presidenti attaccano la banca di Viale Pisa? L’app riceve l’allerta e ricalcola il percorso per tenervi al sicuro (evitando l’ingorgo).

Se invece la vostra preoccupazione viene dalla natura, c’è un mondo di app che ricevono i segnali di allerta da tutto il mondo.

Natural Disasters Monitor, per esempio, permette all’utente ansioso di avere sempre sott’occhio la situazione di terremoti, uragani e catastrofi e prepararsi a raggiungere il rifugio.

Non mancano app per survivalisti/paranoici più radicali, pensate per l’utilizzo in una vera emergenza, ma ho il dubbio che durante la guerra termonucleare globale o il big one, sarebbe difficile avere elettricità e rete per accedere ai dati.

The Future is Now

Il concessionario sa che ho una moto e il calzolaio si ricorda che porto il 46, ma ognuno di loro sa solo questo di me.

Eppure al concessionario servirebbe sapere che porto il 46, per propormi quel paio di stivali in sconto, proprio del mio numero.

E il panettiere vorrebbe sapere dove vado in vacanza, per offrirmi focaccia ligure o piadina romagnola per curare gli inevitabili attacchi di nostalgia.

Ogni impresa conosce le abitudini di consumo dei clienti. Ma soltanto per quanto riguarda il proprio prodotto. Ma grazie a quei dati cui l’imprenditore da cui siamo partiti non crede, questa realtà può cambiare.

Come incrociando mappe, GPS e segnalazioni si possono trovare i percorsi più veloci, sicuri e accessibili, così incrociando navigazione, storico ordini e i mille altri comportamenti tracciabili si può costruire un’immagine tridimensionale di ogni cliente.

Cerchi modo e momento migliori per parlare con un cliente? Vuoi trovare dei cloni dei tuoi consumatori? Vuoi essere certo di rivolgerti solo agli utenti interessati?

I dati servono proprio a questo.

Ma come nella Guida Galatticala Macchina è in grado di darci tutte le risposte di cui abbiamo bisogno, a patto di sapere quali sono le domande.

Per fortuna non dobbiamo aspettare 7 milioni e mezzo di anni (in punto) per valutare la data strategy.

Oltre alla capacità di integrare fonti e alla potenza degli algoritmi, la vera forza di una DMP è la capacità di dare risposte in tempo reale in un circolo virtuoso: raccolta, elaborazione, output, attivazione e di nuovo raccolta.