Google oltre le aspettative: +11% nel secondo trimestre. Bene video e mobile-search adv

Ruth Porat, chief financial officer: «Abbiamo mantenuto le nostre promesse. I risultati riflettono la crescita dei nostri prodotti core, come la search, e un serrato controllo dei costi». Sul mobile Big G punta tanto, ma si scontra con le reticenze dei marketers

di Teresa Nappi
17 luglio 2015
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Google chiude il secondo trimestre oltre le aspettative. Complici di questo risultato sono stati principalmente la crescita dei ricavi pubblicitari registrata su Youtube, il miglioramento delle campagne search su mobile e delle performance della pubblicità gestita in programmatic.

Entrando nel dettaglio, il colosso di Mountain View ha chiuso il secondo trimestre con ricavi in crescita dell’11%, per un valore pari a 17,73 miliardi. Escludendo i ricavi condivisi con terze parti, il fatturato si è attestato a 14,35 miliardi, contro i 14,27 miliardi previsti dagli analisti. La multinazionale a tale proposito ha inoltre precisato che, al netto dell’effetto cambi, i ricavi trimestrali sono cresciuti del 18%.

L’utile netto registrato dalla società è stato di 3,9 miliardi di dollari e di 6,43 dollari per azione contro i 3,4 miliardi di dollari e i 4,88 dollari per azione registrati nello stesso periodo del 2014.

Tutto questo ha portato la multinazionale a una capitalizzazione superiore ai 400 miliardi di dollari, per la prima volta nella propria storia secondo quanto riportato dal Wall Street Journal.

Ruth Porat

“Abbiamo mantenuto le nostre promesse. I risultati riflettono la crescita dei nostri prodotti core, come la search, e un serrato controllo dei costi. Ora siamo concentrati nello sviluppare nuove opportunità e lo faremo con attenzione all’allocazione delle risorse”, ha affermato il chief financial officer di Big G, Ruth Porat, entrata in Google in maggio.

Proprio sugli elevati costi sostenuti negli scorsi anni da Google si erano scagliati gli analisti e il mercato. Big G ha infatti speso miliardi di dollari in nuovi centri data, in real estate e nella ricerca e nello sviluppo sia a sostegno delle attività esistenti sia nel cercare nuove opportunità in varie industrie, dalla sanità ai trasporti. Questo rallenta i tassi di crescita, è fisiologico, ma quello che ancora di più ha preoccupato alcuni analisti e investitori, nell’ultimo periodo, è la possibilità che le attività di ricerca e di pubblicità si adattino al piccolo schermo degli smartphone e all’ascesa delle app per dispositivi mobili.

Ma proprio in questo ambito Google non mostra segni di cedimento e in cui crede tanto che all’inizio di quest’anno, quando ha dichiarato che le ricerche su dispositivi mobili hanno superato quelle da pc in 10 paesi, ha poi lavorato per lo sviluppo di soluzioni che potessero permettere agli spender di investire in modo concreto anche sul piccolo schermo. Ecco che durante il secondo trimestre, ha introdotto nuovi formati mobile di annunci soprattutto per l’automotive e i servizi bancari (mutui, nello specifico), e ha cominciato a testare il pulsante “buy” sui risultati di mobile legati allo shopping.

I marketer ancora troppo prudenti sul fronte mobile

Ma non ci sono rose senza spine, a quanto pare. Perché se, da colosso del settore, Google crede nel mobile, allo stesso tempo riscontra ancora una certa reticenza da parte dei marketers a investire nelle soluzioni pensate per il piccolo schermo.

Matt Bush

Un aspetto sottolineato dal director of performance di Google, Matt Bush, nel corso della propria partecipazione all’evento Digital Journeys di Jellyfish svoltosi ieri a Brighton in Inghilterra.

Nel corso del suo speech, Bush ha infatti più volte dichiarato che gli spender stanno sottovalutando la portata del mobile e il suo effetto sulle vendite offline e il vantaggio di poterle misurare.

E non mancano anche spunti e incoraggiamenti sul fronte creativo. Secondo Bush, infatti, i brand dovrebbero investire di più in video mobile, altro settore giudicato a quanto affermato dal manager poco battuto dagli spender.

“Il 50% delle visualizzazioni su Youtube avvengono da mobile – ha detto il manager –. Eppure non credo che i brand stiano facendo abbastanza sul video mobile. Stiamo assistendo a una crescita del 400% di visualizzazioni video da smartphone e tablet, fatto che di per sé significa che il pubblico è lì e vuole essere intrattenuto. Non vi è alcuna ragione per cui i brand non possano ottenere dei risultati”.

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