Quale sarà il futuro delle App?

Il tempo che gli utenti passano su mobile continua a crescere ma scaricare un’app è sempre di più considerata un’insidia. Le Progressive Web App nel frattempo diventano più affidabili, veloci e coinvolgenti. E si appoggiano alle service worker API. Apple ci senti?

di Alessandro Affronto, CEO di Purple Network
24 ottobre 2017
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Alessandro Affronto, Ceo di Purple Network, parla delle App e delle loro evoluzioni nel prossimo futuro

 

Che la fruizione dei contenuti da mobile stia crescendo velocemente e in maniera inarrestabile, è la notizia di punta da almeno un anno. Ma come sono cambiati i comportamenti degli utenti?

Se lo smartphone è diventato il nostro primo schermo, non sarà più il mobile a dover replicare il desktop e le PWA – Progressive Web App – diventeranno invece la tecnologia da inseguire offrendo all’utente solo il meglio dell’esperienza nativa di un’app e i vantaggi del web.

Ma se da un lato le PWA piacciono tanto anche a Google, perché rispettano in pieno il modello RAIL (Response, Animation, Idle, Load), in casa Apple parole come sevice worker, push notification, beacon e sensori in generale, sono bandite da Safari mobile e quindi da tutti gli iPhone.

Chi la spunterà tra Big G. e Cupertino ancora non ci è dato sapere anche se con iOS 11 qualche piccolo easter egg ci è arrivato.

PWA vs App Native, pregi e difetti per la migliore esperienza utente

Cosa sono esattamente le PWA? Sono a tutti gli effetti dei siti web che si adattano al dispositivo che le fruisce, sia come features che come look and feel.

Le PWA sono molto veloci, funzionano offline – un vantaggio non da poco – e tramite i service worker possono aggiornarsi in background con un caching dei contenuti. Se aggiunte alla home screen degli smartphone appaiono come app native senza però dover passare da uno store per il download.

Native VS Web Copy

Da poco meno di un mese Apple ha rilasciato Safari 11, in versione desktop e mobile, nel quale è stato finalmente introdotto l’utilizzo della camera all’interno del browser: sarà ora possibile fare video-conferenze dagli smartphone della mela senza passare da Skype o WhatsApp. Ancora nulla invece per quanto riguarda le notifiche push, l’archiviazione di dati in background o lavorare con i beacon e altri sensori.

Ad esempio, se oggi vuoi integrare un’azione di proximity marketing in una strategia di comunicazione, usando push notification e beacon, almeno per iPhone devi ricorrere allo sviluppo di un’app nativa. Android offre invece già da qualche tempo la possibilità di scegliere se sviluppare un’app o una PWA.

Storytelling e content: c’è bisogno di novità?

Contenuti di valore, storytelling, human design, sono questi i parametri per la creazione di una strategia coinvolgente in questi anni, e fino ad oggi abbiamo seguito questi trend con lo sviluppo di app native che consentissero dialoghi costanti e coinvolgenti con i consumer. Ma in un’epoca di contenuti come ovviare all’impossibilità di indicizzare un’app tramite la SEO? Anche questo un punto a sfavore delle app.

Pensa anche ai beacon: i piccoli dispositivi bluetooth stanno invadendo i mercati conversazionali e trasformandosi in un nuovo media tramite il quale fruire di contenuti customizzati che integrano l’esperienza digital in quella fisica.

Bene, secondo le ultime ricerche, nel 2018 solo in U.S.A. verranno attivati 4,5 milioni di beacon ma se voglio poter usufruire di contenuti ad hoc, geolocalizzati, approfondire un argomento o ricevere particolari offerte, e sono possessore di un iPhone, devo per forza scaricare un’app. Nel caso dell’applicazione di proximity marketing in un museo dove, avvicinandomi a un’opera posso approfondire note sull’autore o mi possono venire suggeriti dei particolari percorsi, a un utente Androind non servirà un’app per ricevere le sue notifiche push passando vicino alle opere di suo interesse e fruire liberamente dei contenuti offerti.

Sarebbe meraviglioso essere così liberi. Dobbiamo solo aspettare che anche a Cupertino si accorgano dell’inevitabile: un utilizzo sempre più intenso del web.

7 click, bastano?

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Il trend del momento è quello di scaricare sempre meno app sul proprio devices (ne scarichiamo poche e ne usiamo realmente molte meno). Basti pensare che, in media, l’installazione di un’app richiede almeno 7 click: decisamente troppi nell’era dell’hic et nunc. Al contrario, una progressive web app richiede un unico click sull’url per dare inizio all’esperienza; una PWA può essere trovata direttamente dal motore di ricerca, intercettando inoltre una richiesta consapevole, e condivisa – anche nelle sue singole sezioni – sempre tramite url.

Le App native sono morte?

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Assolutamente no. Con l’obiettivo di proporre sempre la migliore esperienza utente, un’app nativa – anche per Android – va sviluppata quando è necessario accedere ai contatti, al calendario, intercettare sms, chiamate, se dobbiamo accedere al flash o impostare allarmi locali. Il nativo è necessario anche quando serve sincronizzare i dati con altri device tramite bluetooth. Un altro caso evidente – dove non si può evitare di ricorrere allo sviluppo di un’app – è quando si vuole lavorare su un programma fedeltà, dando contenuti speciali ai propri utenti. Le app creano comunque ancora più engagement, almeno per ora, dato che ci si può spingere molto di più nella programmazione di features coinvolgenti, e dal punto punto di vista dello sviluppo c’è ancora molto da fare.

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Source: comScore Mobile Metrix, U.S., Age +18

Quella delle Progressive Web App non sarà una rivoluzione istantanea, ma è chiaro ormai che le app stiano accusando qualche colpo dal tempo. Ad oggi possiamo dire che, se non siamo strettamente obbligati a fornire i contenuti disponibili solo nelle app native, conviene sicuramente sviluppare una pwa e una nativa esclusivamente per iOS. Quando anche Apple accetterà che quella delle service worker API è una realtà e un plus difficilmente controvertibile, liberando anche i suoi dispositivi, potremmo pensare davvero di lavorare solo con le PWA anche per iOS.

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